Marvel’s Agent Carter: missione compiuta

Marvel's Agent Carter serie tv

Non sono mai stata una fan sfegatata della Marvel: non ne leggo i fumetti, non ho visto nemmeno tutti i film e confondo pure gli X-Men con gli Avengers. Mi sarebbe piaciuto essere una vera geek del genere ma, per motivi che non avevo mai analizzato prima, non mi era mai riuscito. Ora, alla veneranda età di 25 anni, mi sono innamorata del telefilm Marvel’s Agent Carter – spin off di Capitan America incentrato su Peggy Carter, agente segreto dell’SSR (o RSS, in italiano) – e allora ho cominciato a chiedermi: perché questo sì e gli altri no?

Agent Carter e la scommessa vinta dalla Marvel

Avendo escluso come fattore il cambio di medium – che siano film o telefilm, ormai guardo tutto a casa sul pc in lingua originale (da galera!) e comunque ci sono anche serie tv che non mi garbano – ho pensato di prendere in esame le serie che mi sono piaciute di più; tra le più recenti troviamo: Äkta Människor, Bomb Girls (senza la puntata finale), How To Get Away With Murder, Orange Is The New Black, Orphan Black, Parks and Recreation, The Newsroom, Transparent, Veep e – appunto – Agent Carter.

Sono telefilm piuttosto diversi tra loro; ci sono le serie serie e quelle meno serie, c’è la fantascienza e la biografia, ma c’è una cosa che hanno in comune: le donne. Ci sono donne avvocato, operaie, politicanti e persino donne robot. Ci sono donne ricche, povere, piccole criminali e persino assassine. Donne di ogni forma, colore e orientamento sessuale. Donne protagoniste e co-protagoniste. E spesso sono donne anche coloro che hanno scritto, diretto e/o prodotto quei telefilm.

Adesso non è difficile capire perché ai film della Marvel non mi ci sono mai appassionata: perché nel supereroe maschio bianco io non mi ci immedesimo; perché in quelle storie le donne sono sempre e solo un espediente narrativo o un mero diversivo per allentare la tensione (v. interesse romantico). In altre parole, i film della Marvel (ma non solo, potrei citare anche il James Bond storico) non passano il Bechdel Test.

Cos’è il test di Bechdel?

È un test, rapido e incompleto, ideato dalla fumettista americana Alison Bechdel per valutare un’opera cinematografica. Come ha scritto Il Post, il test “non misura la qualità di un film né stabilisce se sia o no femminista […]. Il ‘test’ riguarda qualcosa che viene ancora prima: la presenza delle donne in ruoli che non siano irrilevanti o dipendenti esclusivamente dal loro rapporto con gli uomini“.

Per superare il test di Bechdel un film/telefilm/romanzo/fumetto… deve:

  1. avere almeno due personaggi di sesso femminile (qualcuno sostiene che per passare il test questi personaggi debbano avere anche un nome);
  2. i suddetti personaggi devono interagire tra di loro in un dialogo (quindi non contano i monologhi o gli ordini);
  3. il dialogo deve riguardare un argomento che non siano gli uomini.

Guardando Agent Carter si può finalmente apprezzare la presenza di più personaggi femminili che parlano l’uno con l’altro di appartamenti, lavoro, altre donne e, sì, anche MA NON SOLO di uomini.

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Finora, i quattro episodi già andati in onda superano tutti il test di Bechdel. Non lo passa, invece, il cortometraggio dedicato a Peggy Carter che si trova nei contenuti speciali di Iron Man 3. Ma in quel caso si è voluta sottolineare la solitudine di Peggy in un mondo prettamente maschile e le difficoltà che le donne in generale hanno dovuto affrontare nel mondo del lavoro nel secondo dopoguerra e non solo. Anche nella serie tv l’agente Carter è l’unica donna al lavoro nell’agenzia, ma per fortuna gli sceneggiatori le hanno dato anche una vita privata, e così possiamo vederla interagire con altre donne.

Oltre a superare il test, c’è da dire che il telefilm offre un personaggio femminile che in gergo giovanile definirei BAMF, il che non guasta di certo. Inoltre, l’attrice protagonista, Hayley Atwell (già vista nel ruolo di Peggy nei due film di Capitan America, nonché in una puntata di Black Mirror), ha un corpo che, una volta tanto, ricorda davvero quello delle donne – o almeno delle modelle – anni ’40 e ’50.

Questa è una breve analisi dei motivi per cui a me piace Agent Carter e non certo un’analisi completa del ruolo sovversivo che il telefilm ha nel panorama Marvel e dei supereroi in generale, ma se l’argomento vi interessa, vi consiglio due video (con sottotitoli) di una vlogger inglese: Agent Carter and Feminism e Queering Agent Carter.

Insomma, posso dire che se la Marvel continuerà su questa strada – e vista la grande richiesta per un film sulla Vedova Nera, potrebbe anche farlo –, finirò per essere una geek coi fiocchi. Ma una maggiore e migliore rappresentazione femminile è solo il primo passo, adesso mi aspetto una rappresentazione anche per altre minoranze (lgbtqia, etniche, religiose… chissà, magari una Vedova Nera con l’hijab?). Perciò, datti da fare, cara Marvel Entertainment!

Fonte gif: © rana-and-the-redheads



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