Blancanieves di Pablo Berger

La recensione di Blancanieves di Pablo Berger

Andalusia, anni ’20. Un torero di grande fama, Antonio Villalta, rimane gravemente ferito in una corrida e sua moglie, quasi contemporaneamente, muore dando alla luce la loro figlia, Carmen, che viene affidata alla nonna; mentre il padre, ormai paralitico, cade nelle grinfie della perfida Encarna, matrigna crudele, perversa e vanitosa.

Inizia così una serie di tragiche e travagliate avventure che la piccola Carmencita, condannata dal fato e dalla crudele matrigna, si vedrà costretta a superare.

Non bisogna certo immaginarsi la favola disneyana, ma nemmeno le trasposizioni più mature ma sempre patinate viste di recente sul grande schermo. In questo caso la famosa favola dei Grimm prende davvero nuova forma, declinata in un film muto anni ’20 che respira un’atmosfera gotica e oscura, ma dal sapore nettamente spagnolo.

La storia si cala nella società andalusa, ne riflette cultura e visione della realtà: la corrida, la musica, le persone, e tutto è più che reale. Malattia, morte, sesso: tutto in questo caso ha una corporeità netta e decisa, spesso persino disturbante. Anche i sette nani (che in realtà sono sei) sono veri nani da spettacoli comici ambulanti, caratterizzati da debolezze e piccolezze morali.

In tutto questo emerge la figura di Encarna, bellissima e crudele matrigna, rappresentata da una meravigliosa Maribel Verdú, che si destreggia tra giochi erotici sadomaso e aspirazioni di fama da grandi copertine, e una volta ritrovatasi a dover occuparsi, suo malgrado, della piccola Carmencita, mostrerà fino a che grado di crudele violenza sa arrivare.

Dopo il grande successo di The Artist, Blancanieves mostra ancora una volta come il film muto rimanga un genere non morto e sicuramente utile nel raccontare storie dall’atmosfera antica.

Personalmente devo ammettere che trovo l’esperienza spagnola nettamente più convincente di quella francese (nonostante il trionfo del secondo agli Oscar e il completo snobismo verso questo film da parte dell’Academy). Se The Artist, a mio avviso, si trasforma presto in un mirabile esercizio di stile per imitare film passati hollywoodiani, Blancanieves è dotato di una propria personalità estetica e narrativa che lo rende realmente riconoscibile e originale.

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Lino Vitucci

Medico. Appassionato di Cinema d’Autore, Musica e Politica (lettere maiuscole d’obbligo).

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