Giovane e bella di François Ozon

Giovane e bella un film di François Ozon

Non si può essere seri a 17 anni
Locali rumorosi di luci sgargianti
Con i bicchieri pieni di limonate fresche
E sotto i tigli verdi passeggiare lenti

E sono belli i tigli quando giugno arriva
E l’aria è cosi dolce che se la si respira
Si sente bene il suono della città vicina
Si sente bene il vino mischiato alla benzina

E poi all’improvviso guardare più lontano
Scoprire un po’ di cielo in mezzo a qualche ramo
E quell’azzurro scuro pare trafitto appena
Da una stellaccia bianca che dolcemente trema

17 anni a giugno e ci si lascia andare
La linfa è uno champagne che ti farà ubriacare
Sulle labbra schiuse a immaginare un bacio
E poi dimenticare di non averlo dato

Mentre il cuore sogna romanzi d’appendice
sembra di vedere in quella poca luce
il volto di una donna che donna non è ancora
però come si muove se ti guardasse muori

e visto che ti trova immensamente ingenuo
mentre fa ballare leggermente il seno
lei si gira e segui il movimento
poi non parli più però rimani attento

e sei innamorato innamorato perso
sarai noleggiato fino al 30 agosto
e gli amici intorno se ne andranno presto
fino al giorno in cui ti avrà risposto

e quella sera andrai al solito locale
stessa limonata identico rumore
non si può essere seri a 17 anni
sotto i tigli verdi a passeggiare lenti

Scriveva Rimbaud. “Non si può essere seri a 17 anni” recita la giovane e bellissima Isabelle a scuola insieme a tutti i suoi compagni.

No, per François Ozon l’adolescenza non può essere seria e in base a questa visione indulgente ci mostra il suo ultimo film, a mio personale avviso, uno dei film più “tipicamente francesi” degli ultimi anni.

Isabelle è una splendida 17enne, una bellissima ragazza conscia della sua straordinaria avvenenza e cresciuta in una famiglia modernissima, in cui probabilmente vengono annientati quei divari generazionali che creano limiti e divieti. La madre, divorziata e risposata, si permette le sue scappatelle, si concede la canna in vacanza, mette a disposizione i preservativi alla figlia che ritiene pronta per le prime esperienze sessuali (naturalmente non fino al punto in cui arriverà) e arriva ad esserne persino gelosa.

Ecco che Isabelle in questa situazione diventa libera di sperimentare, di muoversi, di sbagliare e, dopo un fallimentare primo rapporto sessuale con un coetaneo, scoprendo il proprio potere seduttivo sugli uomini più grandi di lei, inizia un gioco pericoloso e trasgressivo: inizia a prostituirsi, e più che per denaro (come le recenti cronache ci raccontano) o per acquistare piccoli oggetti che la rendono parte del gruppo di adolescenti, lo fa per il piacere di valere, di sedurre, di trasgredire. Il denaro diventa prova del valore, viene accumulato e messo da parte, quasi una tangibile prova della sua bravura.

E questo viaggio perverso lo farà in solitaria, isolandosi, nascondendosi sotto un falso nome, rifiutando il gruppo delle coetanee, fingendosi più grande, accettando rischi e dimostrando la propria età e la propria vulnerabilità solo quando il gioco diventerà troppo più grande.

È la trasgressione a muovere Isabelle, quella stessa trasgressione che già in passato ha mosso tante eroine del cinema francese, in primis la Deneuve in Bella di giorno di Luis Buñuel. Ed è questa trasgressione che viene raccontata con grazia, equilibrio e non eccessiva morbosità (certo il voyerismo credo sia impossibile da evitare in questa storia, ma non scade mai nel volgare).

Ozon, fedele al suo stile estetizzante e attento alla bellezza di corpi e immagini, mantiene quella leggerezza che sfocia in ironia e commozione.

Protagonista di tutto e meravigliosa pedina di questo gioco è la giovane e splendida modella Marine Vacth, a dir poco perfetta eroina capace di giocare con sensualità e giovinezza con grande eleganza.

Giovane e bella rimane un piccolo delizioso episodio che arricchisce la già imponente filmografia di François Ozon e che merita assolutamente di essere visto.

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Lino Vitucci

Medico. Appassionato di Cinema d’Autore, Musica e Politica (lettere maiuscole d’obbligo).

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