Call Me Kuchu, essere gay in Uganda

Katherine Fairfax Wright e Malika Zouhali-Worrall sono state in Uganda per un anno e mezzo e hanno raccolto le storie di chi, laggiù, lotta per i diritti degli omosessuali. Hanno seguito, in particolare, la figura più importante della comunità LGBT ugandese: David Kato, insegnante e attivista classe 1964.

Dopo circa un anno di riprese, però, David è stato assassinato, nella casa dove si era rifugiato in attesa di curare la spalla a cui era stato ferito in un precedente pestaggio. David Kato è stato ucciso con due colpi di martello in testa, alle due del pomeriggio del 26 gennaio 2011, ed è stato ucciso poco dopo aver vinto una battaglia legale con una rivista che aveva pubblicato il suo nome e la sua foto, indicandolo come gay e chiedendo che venisse eliminato. Ma la prima dichiarazione della polizia è stata: «[la morte di David Kato] non è collegata al suo impegno di attivista in difesa delle minoranze sessuali».

Quando David è stato assassinato, Katherine e Malika hanno deciso di documentare la reazione degli amici e colleghi di Kato, che ancora oggi continuano a lottare per i propri diritti, perché il Parlamento ugandese vuole approvare la legge “Kill The Gays” entro la fine dell’anno.

Il lavoro di Katherine e Malika è intitolato Call Me Kuchu, che significa “chiamami queer”, ed è già stato presentato in moltissimi festival cinematografici internazionali. In Italia è stato possibile vederlo al Torino Glbt Festival e al Festival di Cinema Africano a Verona.
In alcuni Paesi lo si può vedere al cinema, mentre non sono previste, al momento, altre proiezioni in Italia, ma consigliamo di tenere d’occhio la loro pagina delle programmazioni per restare informati.



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