Pensioni

Molto spesso i lavoratori sono soliti contare gli anni che li separano dalla pensione: considerando che in media occorrono almeno 62-65 anni di età e 35-40 anni di contributi versati, è semplice capire chi siano i più vicini.

Mentre il Governo si interroga sulle possibili finestre di uscita dal lavoro da confermare o introdurre dal 1° gennaio 2023, è bene capire quanti contributi servono per andare in pensione, e quanto si prenderà di assegno una volta lasciato il lavoro.

In attesa dell’approvazione della Legge di Bilancio 2023, grazie alla quale riusciremo a capire quali sono le nuove finestre di uscita dal mondo del lavoro, cerchiamo di comprendere quando potrà lasciare il lavoro e quanto prenderà di pensione un lavoratore che è nato tra il 1965 e il 1980.

INPS: pensione per i nati tra il 1965 e il 1980

Purtroppo non ci sono buone notizie per la generazione del boom economico, ovvero i lavoratori nati tra il 1965 e il 1980: l’INPS ha stimato quanto prenderanno di assegno e quando potranno andare in pensione.

L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ipotizza il pensionamento di questi lavoratori tenendo conto di tre variabili:

  • il versamento di almeno 30 anni di contributi;
  • un salario minimo di 9 euro all’ora;
  • chi è andato in quiescenza a 65 anni.

Soddisfatte queste condizioni primarie, l’INPS è in grado di definire quanto prenderanno di pensione coloro che sono nati tra il 1965 e il 1980: l’assegno ammonterà a 750 euro al mese.

Purtroppo i lavoratori che sono nati in questo periodo non devono aspettarsi nulla di buono: Pasquale Tridico ha persino dichiarato che, se le stime dovessero essere confermate, si potrebbe andare incontro a una situazione di dramma sociale.

Pensioni troppo basse: per quale motivo?

L’assegno da 750 euro per i nati tra il 1965 e il 1980 riguarda solo coloro che soddisfano le tre condizioni sopra riportate: può accadere che le cifre si discostino da quelle ipotizzate per quei cittadini che presentano un altro storico.

Tuttavia, non c’è da stupirsi del fatto che le pensioni siano troppo basse: come descritto nel “XXI Rapporto annuale dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale”, il 32% dei pensionati italiani attuali percepisce un assegno inferiore a 1.000 euro. Per non parlare del fatto che almeno il 23% dei contratti di lavoro sono a termine.

Ma per quale motivo l’assegno pensionistico è così basso in Italia? Purtroppo, nulla a che vedere con i calcoli, ma con le politiche del lavoro del nostro Paese. Come evidenziato dall’Ocse, l’Italia ha degli stipendi tra i più bassi in Europa, soprattutto per quanto riguarda i giovani e le donne.