Legittima difesa: proposta di legge al vetriolo

Proposta di legge sulla legittima difesa

Porta il nome dell’Italia dei Valori (IdV) la proposta di legge di iniziativa popolare che sta trascinando migliaia di italiani verso gli uffici comunali per apporre una firma: “quasi 3500 firmatari al giorno” secondo Ignazio Messina, Segretario nazionale IdV. Una iniziativa che fa gridare al risorgimento del partito ormai sepolto dopo l’uscita di scena del fondatore Antonio Di Pietro. Merito della compagine politica, certo, ma soprattutto della grande richiesta di sicurezza che viene da tutto il Paese. La proposta riguarda infatti la modifica del concetto di “legittima difesadisciplinata dall’art. 52 del Codice Penale legata alla “violazione di domicilio”. Ai sensi del suddetto articolo “non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto contro il pericolo di un’offesa ingiusta”. Così formulata, tale disposizione parrebbe escludere dunque la responsabilità del titolare di una proprietà nel caso in cui questo provochi la morte di un ladro introdottosi nella sua abitazione; e molti sono i casi di cittadini italiani che si sono venuti a trovare in questa posizione, spaventati dall’ingiusta violazione di domicilio. Tuttavia, affinché il giudice possa reputare lecita la difesa della persona aggredita, occorre che questa sia proporzionata all’offesa subita. La conseguenza di ciò è data dalle numerose condanne per omicidio a carico di proprietari degli immobili, colpevoli di aver “reagito” in maniera eccessiva ad un furto.

È proprio contro questo principio di proporzionalità che si scaglia la proposta di legge dell’IdV, che mira ad un inasprimento della sanzione sulla violazione di domicilio e all’esclusione di qualsiasi responsabilità per danni subiti da chi si introduce volontariamente nella proprietà altrui. Una riforma della giustizia penale che, pur mirando a “garantire la libertà di difesa“, rischia di segnare un enorme passo indietro in tema di tutela del diritto alla vita. Il criterio della proporzione, infatti, esprime una scelta di civiltà, impedendo che l’esercizio della legittima difesa possa tramutarsi in comportamenti espressivi di una liberazione di istinti, più che di una esigenza di autodifesa. Questa scelta del legislatore viene, dunque, ad incidere sul nostro ordinamento, in quanto consente all’aggressore di non subire tutte le possibili conseguenze del suo fatto ingiusto per il solo motivo di essersi posto contro il diritto di proprietà.

Le posizioni dei partiti sulla legittima difesa

Un assetto normativo, quello italiano, condiviso anche da alcuni ordinamenti continentali, come quello francese o quello inglese, dove il principio di proporzionalità assume un’importanza fondamentale nell’esercizio della legittima difesa. Di diverso stampo invece è il modello tedesco, che tende ad escludere la responsabilità del titolare della proprietà qualora questo agisca venendosi a trovare in uno stato di “confusione, paura o terrore”. Disciplina, quella tedesca, che in Italia è fortemente sostenuta dal Partito Democratico (PD), che vorrebbe si parlasse di “errore provocato da un grave turbamento psichico causato dalla persona contro cui è diretto il fatto”. Di diverso avviso è, invece, il Nuovo Centro Destra (NCD) di Alfano, che ritiene di non dover disciplinare solo i casi di “errore” ma la fattispecie della legittima difesa nella sua interezza. Drastica è la posizione della Lega, che preme per una normativa che sostenga una “presunzione assoluta di legittima difesa” intesa come esclusione dell’aggressione e del reato se la vittima difende la propria incolumità. Confusa, infine, la posizione del Movimento Cinque Stelle (M5S), che non si sbilancia sulla questione pur affermando la necessità di accelerare i lavori parlamentari in merito.

Nonostante le varie divergenze sul tema, di una cosa si può essere certi: dinanzi ad una forte esigenza di sicurezza domestica, l’intero arco parlamentare si sta adoperando per disciplinare la fattispecie della legittima difesa limitando il potere discrezionale dei magistrati e cercando di formulare una normativa di comune applicazione per l’intera nazione. Un risultato migliore potrebbe però essere raggiunto sostenendo economicamente le forze dell’ordine, incentivando i controlli in strada. Comparto, quello della sicurezza, che negli ultimi anni è stato costretto a subire tagli economici e di personale insostenibili. Basti pensare che, secondo l’Espresso, “negli ultimi quattro anni meno della metà dei pensionati è stata rimpiazzata. Entro il 2018 alla Polizia mancheranno 21 mila uomini e alla Finanza 15 mila mentre i Carabinieri sono già sotto di 13.500”.

Facile dunque proporre iniziative legislative dall’immediato consenso popolare sfruttando la paura. Altro invece è incentivare investimenti strutturali nel settore sicurezza.




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