Pensioni

Tra i tanti nodi da risolvere per il nuovo governo ce n’è uno che interessa a molti italiani: che ne sarà di Quota 100?

Quota 100: una riforma a lungo dibattuta

Quota 100 è la riforma introdotta dal primo governo Conte che permette ai lavoratori, che hanno maturato 38 anni di contributi, di andare in pensione a 62 anni. Un vantaggio per chi vuole andare in pensione prima che scatti la pensione di vecchiaia a 67 anni. Quota 100 era stata voluta dalla Lega e Salvini ha già dichiarato la sua posizione a riguardo. Il leader del Carroccio vorrebbe prorogarla anche oltre il 31 dicembre 2021, data in cui questa riforma decadrebbe.

D’altra parte la commissione europea ha espresso la sua contrarietà verso Quota 100. La spesa previdenziale in Italia è molto alta ed è in aumento visto il progressivo invecchiamento della popolazione. Quota 100 non è una misura che permette che tale spesa sia contenuta.

Draghi e Quota 100: cosa sceglierà il nuovo governo?

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incaricato Mario Draghi di formare un nuovo governo. Tra i molti nodi che Mario Draghi dovrà sciogliere nel tentativo di formare il nuovo governo c’è la riforma del piano pensionistico e in particolare, il destino di Quota 100. Questa misura, in realtà, non ha riscosso il successo che ci si aspettava nell’anno passato. Nel triennio 2019-2021, infatti, dovevano andare in pensione anticipata con Quota 100 ben 973 mila lavoratori, ma nei primi due anni lo hanno fatto solo in 267.802. Inoltre l’uscita dei lavoratori con Quota 100 non ha aperto le porte a massicce assunzioni di giovani, come promesso dalla Lega.

Il governo Conte bis aveva già annunciato la volontà di non prorogare Quota 100. Consapevole della necessità di evitare uno scalone improvviso da 62 a 67 anni, si proponeva di introdurre delle alternative a partire dal primo gennaio 2022. Quota 102 potrebbe essere una soluzione per evitare questo problema. L’età minima per il pensionamento verrebbe portata 64 anni e con una penalizzazione per ogni anno di uscita. Si tratta però di una misura che non soddisfa la Lega e nemmeno i sindacati. Draghi, quindi, oltre a dover fare da mediatore tra le parti, dovrà tener conto anche di quello che ci chiede l’Unione Europea.