Dietro le quinte di Rai Movie: l’intervista ad Alberto Farina, consulente alla programmazione

Twitter è una gran bella invenzione (e mi viene da aggiungere: #sapevatelo). Tuttavia, molti amici mi dicono: “È un casino, non ci si capisce niente. Ma come si usa? Ma cosa ci trovi? Ma è meglio Facebook!”. E io potrei rispondere che, grazie a Twitter, ho conosciuto persone interessantissime, persone con le quali è un vero piacere chiacchierare e scambiarsi opinioni.

Ora, di quelle persone, ve ne presento una – non me ne vogliano le altre! –, si chiama Alberto Farina.
Il nome non vi dirà molto, però – se siete appassionati di Rai Movie e guardate anche i vari speciali proposti – nei crediti in sovrimpressione, vi capiterà di leggere il suo nome. Quando me ne sono accorta io, mi sono gasata, dicendo (alla tv, perché non c’era nessuno nei paraggi): “Ma io lo conosco, lo conosco!”

Alberto lavora per Rai Movie dal 2009 ed è uno dei consulenti alla programmazione. In più, si occupa degli account di Facebook e Twitter del canale.
In passato, ha fondato il canale Coming Soon e ha scritto l’unica monografia italiana su John Landis (per la collana Il Castoro Cinema). Da dodici anni “fa le pulci” al dizionario dei film “Il Morandini”.
Ovviamente grandissimo appassionato ed esperto di cinema e ottimo professionista, è l’uomo (uno dei pochi?) che non vi farà pentire di aver pagato il canone Rai. Per dire, come ci siamo conosciuti: Rai Movie trasmise una copia censurata di Elephant, io me ne accorsi e lo scrissi sul mio blog, lui – grazie a Twitter – lesse il mio post e, prima mi spiegò cos’era successo, poi si premurò di risolvere l’inghippo al più presto.

Siccome Alberto è una persona gentilissima, io mi sono approfittata di lui chiedendogli se fosse disponibile a rispondere a qualche domanda sul suo lavoro e lui ha accettato.

Intanto, spiega – meglio di come abbia fatto io – in cosa consiste il tuo lavoro a Rai Movie.
Il mio contratto con Rai Movie è di consulenza al palinsesto “in qualità di esperto di cinema”, ma il lavoro effettivo prevede una gran quantità di cose da fare – non tutte richieste.
La mia attività principale consiste nella programmazione. Insieme a due colleghi, e sempre sotto la stretta supervisione del responsabile creativo del canale, impagino le giornate scegliendo i film da collocare in prima e seconda serata – il cosiddetto “prime time” – e poi, via via, in tutte le altre collocazioni della giornata. Dato che Rai Movie è un canale interamente dedicato al cinema, ogni giorno dobbiamo decidere fra i 12 e i 14 film e per tutti dobbiamo stabilire la collocazione ideale in base a una gran quantità di variabili. Fra le principali: il tipo di spettatori potenziali che si trovano in ogni momento della giornata davanti allo schermo, le proposte fatte dalle reti concorrenti, il tasso di replica ammesso per ciascun titolo e, naturalmente, le limitazioni previste per i titoli giudicati inadatti a un pubblico di minori. Oltre a questo, devo continuamente valutare listini di film (per assicurare un costante rinnovo del catalogo), collaboro alle produzioni del canale (seguendo alcuni festival selezionati e facendo le interviste a registi e attori) e mi occupo di una marea di faccende, più o meno tecniche, dietro le quinte della gestione di un canale come questo. Dall’esterno è difficile immaginarlo, perché magari si pensa che mettere in fila 14 film sia uno scherzo: ma quasi ogni film richiede una gran quantità di cose da fare – dal controllo dei formati alla scelta delle versioni migliori, dalla necessità di far stare nelle 24 ore prodotti che, a differenza delle serie TV, non hanno una durata standard. Ci sono sempre mille cambiamenti da gestire, sinossi da scrivere: a volte sembra di giocare a una specie di eterno, folle, Sudoku in cui – senza perdere il filo dei motivi per cui hai creato una certa sequenza di film – devi anche far quadrare tutto in una griglia nella quale i numeri continuano a cambiare. Oltre a tutto questo, siccome sono un appassionato di quelli che oggi si chiamano i Social Media (e che un tempo erano, semplicemente, i newsgroup e l’interazione via internet), mi sono caricato da solo della gestione della pagina Facebook e dell’account Twitter del canale, nei quali, solo da pochissimo tempo, mi è stata affiancata una persona dedicata e molto esperta.

Com’è organizzato il canale?
Ci vorrebbe un libro per rispondere a questa domanda. Diciamo che lo sforzo è di serializzare in qualche modo quello che, almeno stando a certi slogan spesso citati dagli addetti ai lavori, dovrebbe essere una industria di prototipi. In linea di massima, e salvo le sempre più diffuse serializzazioni (come la saga di Harry Potter o i vari capitolo 2, 3…), ciascun film fa storia a sé. Però il pubblico – soprattutto il pubblico televisivo – vuole sapere più o meno cosa aspettarsi quando viene a vedere cosa gli proponi. Cerchiamo quindi di garantire il più possibile una costanza nelle scelte, utilizzando il sistema dei generi – in modo che gli spettatori possano sapere che quel tal giorno a quella tal ora troveranno sempre il western, oppure un horror, un dramma o una commedia romantica. Ogni film viene valutato e collocato quindi sulla base di più livelli: per la sua qualità, per le sue potenzialità di ascolto, per la corrispondenza a questo o quel “genere”… ma anche per la sua “freschezza”, perché è chiaro che anche un titolo fortissimo, dopo che lo hai trasmesso molte volte, perde la sua capacità di attrarre spettatori.

Quali caratteristiche ha il palinsesto ideale?
Ogni giornata di palinsesto viene compilata cercando di conciliare, come dice il mio capo, due elementi fondamentali: Ascolti e Autorevolezza. I primi sono necessari non solo alla sopravvivenza, ma anche alla crescita qualitativa del canale, mentre la seconda è importante perché un canale televisivo deve avere un rapporto il più possibile di fiducia con il pubblico, senza il quale non esisterebbe. Si lavora, quindi, cercando di trovare il miglior equilibrio fra questi due elementi.
La roba più forte, come è evidente a chiunque osservi i nostri palinsesti, si concentra nel prime time perché è quello in cui si ha la massima quantità di spettatori ed è, quindi, l’obiettivo primario degli inserzionisti pubblicitari. Perché non va dimenticato che anche un canale accessibile gratuitamente come il nostro deve rispondere a criteri imprenditoriali e garantire un ritorno dell’investimento. Abbiamo perciò determinati obiettivi medi di ascolto che siamo tenuti a rispettare.

Avete un catalogo da cui attingete i film. Come funziona l’acquisto? Che genere di limitazioni si possono avere?
Molti pensano che i film vengano comprati dai canali come un privato compra un DVD. Non funziona così, naturalmente: di ciascun film i canali TV acquistano i diritti di trasmissione e, in genere, li acquistano per periodi determinati. A seconda del contratto che definisce questo acquisto, le modalità di utilizzo di ogni film possono essere soggette a un sacco di limitazioni. Quelli più facili sono i film che, all’interno del periodo in cui ne hai i diritti, puoi utilizzare ad libitum: in quel caso, l’unico limite è quello del buon senso – è chiaro che dopo dieci repliche è bene che il titolo sia lasciato a riposo per un po’! Poi esistono i film per i quali hai acquistato, all’interno del periodo, un numero limitato di passaggi – che quindi devi amministrare con maggior parsimonia. Ma questo è solo l’inizio.
Inoltre, al di là di tutti i meccanismi di replica, la scelta e la collocazione dei film deve sottostare anche ad esigenze di coordinamento con gli altri canali della Rai – soprattutto per quello che riguarda la prima serata. È chiaro che se, putacaso, Rai 1, Rai 2 o Rai 3 propongono un prodotto che intercetta lo stesso segmento di pubblico che può apprezzare un nostro film ci viene chiesto di spostarlo ad altra data – non avrebbe senso farsi concorrenza da soli, visto che di concorrenti ce ne sono già all’esterno dell’azienda. Alcuni film non ci vengono assegnati perché prenotati dalle generaliste, oppure ci vengono assegnati col contagocce per evitare che il nostro uso intensivo possa usurarli, pregiudicandone un uso futuro da parte degli altri canali. In molti casi, quindi, i titoli più prestigiosi li abbiamo a disposizione per un solo passaggio.

Per un film in prima visione TV, su cosa vi basate per decidere se merita la prima serata o meno? Gli incassi al cinema?
Gli incassi che un dato film ha ottenuto in sala possono essere un elemento indicativo delle sue potenzialità di ascolto, ma non sono l’unico né il principale – anzi, a volte possono tradire. Se è vero che un titolo già andato bene in sala, di solito, torna ad appassionare il pubblico televisivo, va sempre ricordato che l’esperienza di un film nel teleschermo di casa è MOLTO diversa dall’esperienza della sala. Tantissimi film funzionano al cinema perché, una volta che sei lì, è molto improbabile che tu ti alzi e te ne vada: possono quindi contare su una maggior disponibilità dello spettatore e permettersi di costruire con più calma il rapporto con esso. Lo stesso identico film, quando passa in TV, deve costantemente convincere lo spettatore a restare, facendogli dimenticare la tentazione del cambio canale (cosa che diventa ancora più difficile quando c’è un intervallo pubblicitario) ma anche le distrazioni della telefonata, dei familiari, del gatto – o anche della rivista, del computer o dello smartphone che hai accanto a te e che ti fanno l’occhiolino. Capire se un film può funzionare o meno, e capire in quale collocazione può funzionare al meglio, è la parte più difficile da spiegare di questo lavoro: a forza di tentativi ed errori, a forza di leggere i dati di ascolto cominci a sviluppare da un lato una sorta di istinto e dall’altra a introiettare una specie di database per cui ti ricordi cosa ha funzionato e cosa no, DOVE ha funzionato e dove no. Siamo ben lungi da una scienza esatta ma facendo questo lavoro ti rendi conto che, dopo un po’, gli errori di valutazione diventano sempre più occasionali. Anche se le variabili sono tali e tante che è inevitabile continuare a farne. In questo caso, più che al Sudoku, sembra di giocare a Master Mind – e anche qui con pioli e colori che cambiano di continuo e non ti permettono mai di abbassare la guardia!

Sul tuo sito, sfortunatamente non aggiornato, si può leggere il resoconto di alcuni incontri che hai avuto con qualche grosso calibro del cinema. Potendo scegliere, c’è qualcuno in particolare che vorresti intervistare?
Il sito ho smesso di aggiornarlo per mancanza di tempo: il lavoro a Rai Movie è veramente impegnativo – e la fregatura è che mi piace farlo, per cui ci dedico forse più risorse di quante dovrei.
Devo dire che non ho una particolare lista dei desideri di persone che mi piacerebbe intervistare – ricordo che anni fa, a Venezia, feci carte false nella speranza di intervistare Michelle Pfeiffer e non mi riuscì. So che in genere preferisco di gran lunga parlare con i registi che con gli attori, ma solo perché a un regista so quasi sempre che cosa chiedere: anni fa, per Raisat Cinema, ho realizzato quasi 50 audio commentaries con altrettanti registi italiani, ed era bellissimo averli a disposizione per tutta la durata del loro film e farmi spiegare in diretta il perché e il percome di tutte le loro scelte. Ho avuto la fortuna incredibile, dopo avergli dedicato un “Castoro”, di diventare amico di John Landis, che è probabilmente il regista i cui gusti cinematografici più si avvicinano ai miei. Però sarei un ipocrita se negassi che incontrare attrici che mi affascinano, come Keira Knightley o Gwyneth Paltrow, o personaggi come George Clooney, fa parte dei grandi regali che questo lavoro a volte ti concede.

Infine, riprendendo un nostro discorso su “Tomboy” – che hai definito, in modo ineccepibile, come “piccolo, intimo e prezioso” –, succederà mai che un film così possa andare in prima serata?
Se un film come Tomboy (che peraltro, al momento, non è nella disponibilità del canale) non può andare in prima serata non è per questioni legate al tema del film, ma per quel complesso, non sempre del tutto razionalizzabile, insieme di valutazioni di cui parlavo prima. Per una prima serata sulla Rai Movie attuale occorrono, in generale, film meno d’atmosfera e più facilmente riconducibili a una serializzazione “di genere”. Tomboy è un film molto bello ma sarebbe quasi certamente schiacciato dalla concorrenza della prima serata e produrrebbe ascolti pericolosamente bassi – mentre in seconda o terza serata troverebbe quasi certamente il suo pubblico (anzi, io penso che potrebbe rifarsi del modestissimo successo avuto nel suo breve passaggio in sala). Dalla seconda serata in poi, è più facile che lo spettatore si trovi solo davanti allo schermo, meno soggetto a distrazioni e più disposto a lasciarsi andare a un film che richiede maggior attenzione. Una collocazione in seconda o terza serata produrrebbe con ogni probabilità uno share accettabile per il canale e offrirebbe anche al film una chance in più di raggiungere gli spettatori più capaci di apprezzarlo.
Per completare la risposta in modo costruttivo, a un film come A Single Man, anche se finora nessuna TV free l’ha mai proposto, possiamo invece permetterci di affidare una prima serata il prossimo 8 giugno.
E speriamo bene!



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