Consulente SEO

Nel 2026 non basta “essere presenti” su Google. Serve costruire un ecosistema di contenuti e pagine che sia comprensibile ai motori di ricerca e soprattutto agli assistenti AI. Questo articolo è pensato per aziende e PMI che vogliono crescere in modo misurabile con una strategia moderna, applicabile subito, e coerente con le nuove logiche di ricerca.

Se ti serve un riferimento operativo, la nostra AI Web Agency a Napoli e Milano lavora proprio su questi sistemi (SEO, AI Marketing, automazioni e performance).

1) Cos’è GEO (Generative Engine Optimization) e perché cambia le regole

GEO significa ottimizzare i contenuti per essere “scelti” e citati dagli assistenti AI (ricerche conversazionali, sintesi automatiche, risposte dirette). La differenza rispetto alla SEO classica è che non competi solo per una posizione in SERP: competi per diventare la fonte che l’AI ritiene più affidabile e utile.

2) I 5 pilastri che rendono un contenuto “citabile” dagli assistenti AI

  • Intent chiaro: la pagina risponde a una domanda precisa e la esplicita nel titolo e nelle prime righe.
  • Struttura leggibile: paragrafi brevi, liste, FAQ, esempi pratici, micro-sezioni con H2/H3.
  • Proof & segnali di fiducia: riferimenti ad esperienza, casi d’uso, processi, competenze e contesto reale.
  • Entità e coerenza: chi sei, cosa fai, dove operi; terminologia consistente tra pagine correlate.
  • Internal linking strategico: collegamenti tra pagine “madri” e pagine di dettaglio per guidare crawler e utenti.

3) Architettura dei contenuti: da articolo a “cluster” che porta traffico e lead

Un articolo singolo non basta. Nel 2026 funziona un cluster: una pagina pillar (tema principale) + pagine satellite (sotto-temi) + casi studio. Il cluster crea profondità e aumenta la probabilità di citazione, perché copre l’argomento in modo completo e navigabile.

Esempio pratico (interno Libellula): quando parli di crescita digitale e performance, collega sempre la parte strategica ai servizi di comunicazione integrata per le aziende, poi porta l’utente su una pagina concreta di delivery (es. creazione siti web aziendali) e infine rafforza la fiducia con il portfolio progetti.

4) Checklist operativa (copy/paste) per pubblicare contenuti “AI-ready”

  • Titolo con promessa + keyword principale (senza clickbait).
  • Intro in 6–8 righe: problema → promessa → cosa troverai nella guida.
  • Sezioni H2 con domande reali (formato “Come…”, “Quanto…”, “Qual è…”).
  • FAQ finali (5–8) con risposte sintetiche e operative.
  • 1 box “Metodo” (come lavorate, step, strumenti, tempi).
  • 1 box “Errori da evitare” (5 punti).
  • CTA contestuale: audit/analisi o richiesta contatto (senza interrompere la lettura).
  • 3–6 link interni coerenti (servizi → pagina di delivery → portfolio).

5) Internal linking: le ancore da usare (e come sceglierle)

Le ancore devono descrivere davvero la destinazione (niente “clicca qui”). Regola pratica: usa l’ancora come se fosse un mini-titolo. Collegala quando nel testo compare un concetto che l’utente può voler approfondire subito.

Esempi di ancore efficaci (già inserite in questo articolo):

6) KPI da monitorare (SEO + GEO)

  • Impression e click da ricerca organica (per pagina e cluster).
  • Crescita keyword non-brand e query conversazionali (Search Console).
  • Tempo medio sulla pagina e profondità di scroll (engagement reale).
  • Tasso di conversione delle CTA in pagina (form, call, WhatsApp, ecc.).
  • Aumento visite su pagine “money” collegate tramite link interni.

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