Missioni aerospaziali: cosa riserva il futuro

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Se una sera ci mettessimo con il naso all’insù, a guardare il cielo terso, stellato e limpido, pieno di piccoli puntini luminosi, romantici e affascinanti, dovremmo soffermarci anche a pensare che in quel posto lontanissimo da noi si sono effettuati e si stanno effettuando studi che saranno in grado di stravolgere, migliorare e arricchire le nostre conoscenze sul quel mondo tanto diverso e quasi estraneo che influenza le nostre vite in maniera preponderante.

Nella storia si sono susseguiti un’infinità di viaggi spaziali a partire dal primo che risale al 4 ottobre del 1957, anni in cui lo Sputnik 1, un satellite artificiale, venne lanciato dall’ex Unione Sovietica, seguito, dopo pochissimi giorni, dal satellite che lanciò in orbita la cagnetta Laika.

Ma la missione più famosa è sicuramente quella in cui l’uomo ha messo per la prima volta piede sulla luna. Correva l’anno 1969, era il 20 luglio, le tv erano ancora in bianco e nero e il mondo intero restava incollato agli schermi con il fiato sospeso. Neil Armostrong e Buzz Aldrin, leggeri e fluttuanti, hanno danzato con un passo inusuale sul suolo lunare. L’equipaggio dell’Apollo 11 ha solo aperto la strada a tante altre missioni che, da qui ad un prossimo futuro, ci ammalieranno con esplorazioni aerospaziali per cui, da anni, astronauti si preparano a studiare lo spazio e il suo affascinante sistema di funzionamento.

Tra i tanti, vi è quello della sonda spaziale Juno, un progetto che fa parte di una missione firmata NASA che ha l’obbiettivo di studiare il campo magnetico di Giove e che sta cominciando a rivoluzionare tutte le teorie che finora sono state avanzate.

Un’altra missione, durata sei mesi, che ha tenuto incollati agli schermi i telespettatori di tutto il mondo, ma soprattutto noi italiani, è quella che ha visto per la prima volta una giovane donna italiana partire, allegra e con un sorriso contagioso, per le vie dello spazio. Stiamo parlando della missione spaziale di Samantha Cristoforetti, classe 1977, definita Astrosamatha, che ci ha condotti per mano nella preparazione della sua missione Futura, che l’ha vista protagonista del lancio della sua navicella, la Soyuz, il giorno 23 novembre dell’anno 2014 dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan. Avendo raggiunto il record mondiale della prima donna rimasta nello spazio per circa 200 giorni, ha rimesso piede sul suolo terrestre l’11 giugno del 2015. Una missione di lunga durata che le è valsa l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce, la carica più alta dell’Ordine al Merito.

Prima di lei, ci sono stati altri grandi italiani che si sono avventurati nel luminosissimo buio spaziale: ricordiamo Umberto Guidoni, Roberto Vittori, Luca Parmitano e Paolo Nespoli, ma i compagni di Astrosamatha erano di nazionalità russa, Anton Shkaplerov e Terry Virts. L’obiettivo della loro missione è stato lo studio del comportamento umano durante i lunghi viaggi nello spazio. Hanno inoltre studiato il modo per migliorare la nutrizione e la salute dell’uomo nello spazio e sulla Terra, al fine di aiutare le persone ad adottare uno stile di vita diverso, più sano e consapevole.

Ma lo spazio è sempre meta di importanti missioni spaziali e in programma ce ne sono ancora moltissime. Pensiamo, ad esempio, alla missione del pianeta Marte che, con l’aiuto di una sonda robotica, ha cominciato nel 2016 a studiare l’atmosfera del pianeta con il Curiosity, uno strumento che sta cercando nel sottosuolo forme di vita, scavando il terreno per circa 2 metri.

Nel 2022 gli studiosi sperano di farci sognare ad occhi spalancati con una missione che cercherà di capire se c’è vita nel sistema solare, cercandola sulle lune di Giove che sono Europa e Ganimede. Si pensa infatti che le lune abbiano oceani di acqua e che le condizioni subsuperficiali di Europa possano essere paragonate a quelle dei laghi artici.

Il 2018 sarà anche l’anno di un satellite della NASA che partirà per una complicata esplorazione solare, arrivando ad un quinto della distanza Terra-Sole, il punto più vicino mai toccato finora, raggiungendo una temperatura di 600°. La missione avrà come obiettivo quello di studiare il motore del campo magnetico del sole. Un anno importante per la scienza perché nel 2018 partirà anche il James Webb Telescope che vorrà esplorare le stelle e le galassie che si sono formate dopo il Big Bang.

Restate sempre sintonizzati perché le novità spaziali non smetteranno mai di sorprenderci e di farci capire ancora meglio il meraviglioso universo che abbiamo la fortuna di ammirare da quaggiù.




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