L’Isola delle Storie: al via la XIV edizione del Festival Letterario della Sardegna

Isola delle Storie Gavoi

Con L’Isola delle Storie, questo fine settimana, si parla di arte, letteratura e scuola in una due giorni di Preludio che anticipa e preannuncia l’appuntamento con il Festival Letterario ospitato a Gavoi dal 29 giugno al 2 luglio.

Sabato 10 alle 19.00 saliranno sul palco di piazza Sant’Antriocu, insieme a Marcello Fois, la scrittrice Milena Agus appena uscita in libreria con il nuovo romanzo Terre promesse, e Cristian Mannu vincitore lo scorso anno del Premio Calvino con il suo Maria di Ísili.

Domenica 11, invece, ampio spazio sarà dato ai più giovani con una giornata a loro interamente dedicata con la presentazione dell’iniziativa di promozione alla lettura “Crescere leggendo” – progetto di animazione alla lettura realizzato in collaborazione con Istituto Comprensivo Gavoi e la partecipazione di I. C. Fonni-Mamoiada, I.C. Santu Lussurgiu, I.C. n.3 “M.Maccioni” e I.C. n. 4 “G.Deledda” Nuoro – e la consegna dei riconoscimenti alle squadre che si sono distinte durante la gara di lettura. Questo momento sarà anche un’occasione di riflessione dedicato alla scuola, scandito dalla voce dell’attrice Chiara Murru, che leggerà dei brani scelti da Diario di una maestrina, il racconto dell’esperienza di Maria Giacobbe – giovane insegnante elementare nelle scuole del nuorese durante gli anni ’50 – e da Nessuna scuola mi consola di Chiara Valerio che, con toni ironici e a volte spietati, racconta uno spaccato della scuola di oggi.

Parlando invece di arte, sempre sabato 10 inaugureranno le due mostre – alle 17.30 e alle 18.00 – che quest’anno il Museo MAN di Nuoro presenta al Festival e che saranno visitabili fino al 2 luglio presso gli spazi rinnovati dell’ex Caserma di Gavoi.

‘Se non qui dove’ di Luca Bertolo

Se non qui dove di Luca Bertolo è la prima delle due mostre che il Museo MAN presenta in occasione di questa 14esima edizione di Festival.

Dopo i progetti di Alessandro Pessoli, Jennifer West e Jakub Julian Ziolkowski, quello di Luca Bertolo è il quarto appuntamento di un ciclo annuale di mostre personali teso a riflettere sui molteplici utilizzi e sulla possibile attualità della pittura, un medium da sempre dibattuto, andato incontro a costanti messe in discussione e a radicali trasformazioni, che negli ultimi anni ha riconquistato significativi spazi di indagine e visibilità all’interno del sistema dell’arte internazionale.

Le opere di Luca Bertolo mettono in atto un’attenta riflessione sui modi della rappresentazione. La sua ricerca muove da un elaborato approccio speculativo, rivelando allo stesso tempo un’attenzione per i materiali pittorici e un interesse specifico per la dimensione e i linguaggi del figurativo. L’incontro di due mondi apparentemente distanti che, nella visione portata avanti dall’artista, trovano ricorrenti punti di contatto. Fulcro della mostra di Gavoi sono i tre quadri che occupano il centro delle prime tre sale del percorso espositivo, sostenuti da tradizionali cavalletti per la pittura. Realizzati tra il 2014 e il 2016, questi dipinti rompono il meccanismo simbolico della rappresentazione classica, raffigurando sul fronte ciò che solitamente si trova nel retro, vale a dire il telaio, il risvolto della tela fissato al legno del quadro. Memori di una precisa tradizione pittorica che affonda le proprie radici nel Rinascimento italiano, nel genere del trompe-l’oeil e nella pittura fiamminga seicentesca di autori come Gijsbrechts – il primo a rappresentare il verso di un dipinto – e naturalmente nella speculazione teorica delle avanguardie storiche, i lavori di Bertolo interrogano sullo statuto del quadro in quanto oggetto e dispositivo figurativo, e sulle molteplici e allo stesso tempo limitate funzioni della pittura, in una dimensione spazio-temporale sospesa.

Il percorso trova sviluppo nei tre Signs (che in inglese ha il doppio significato di segno e cartello) presentati nella quarta e ultima sala della mostra, una serie di lavori in cui i codici linguistici della pittura si sovrappongono ai meccanismi comunicativi dello spazio pubblico e nello specifico della cartellonistica. Un semplice bastone può trasformare la tela in un nuovo codice visivo, un “segnale” la cui definizione richiederebbe immediatezza e chiarezza, mentre ciò che in questo caso si offre alla visione, una superficie dipinta, stimola piuttosto l’arbitrato e la contemplazione. Riflettendo sulla differenza tra codifica e decodifica, tra criteri di rappresentazione e comunicazione, l’artista rivela come tra l’immediatezza del segno e la paziente composizione pittorica si possano individuare stimolanti vie mediane cariche di forza espressiva.

Completa la mostra il lavoro Preghiera esistenzialista (2011), un semplice sonoro che riproduce alcuni brani tratti dal celebre documentario High School di Frederick Wiseman (USA, 1968), in cui il ritmo e l’alternanza delle voci tra oratore e assemblea, tipici della preghiera nella tradizione cattolica, sono utilizzati nel contesto di una lezione scolastica, ribaltando in questo modo i codici della comunicazione, in una dimensione sospesa tra sacro e profano.

‘L’invenzione della Petra Sarda’ di Anne Fianchetti

L’invenzione della Petra Sarda di Anne Fianchetti è, invece, la mostra a cura della Casa delle Letterature di Roma e del Museo MAN di Nuoro.

Negli spazi della “Ex Caserma” di Gavoi è esposta una selezione di opere in gres, scelte tra le numerose realizzate dalla ceramista italo-americana Anne Franchetti a partire dalla fine degli anni ’70. Il percorso di Anne Milliken Franchetti ha attraversato paesi e lingue diverse, trovando esito in un progetto creativo originale in cui si sono fusi esperienza, memoria autobiografica e dimensione artistica. In oltre quarant’anni di attività, Anne Franchetti ha cercato di sperimentare e di innovare la tecnica ceramica utilizzando i colori e i materiali della Sardegna, sua terra di adozione, nel tentativo di conquistare l’autonomia di uno spazio sia personale, che desse corpo alle sue aspirazioni, sia collettivo.

Un progetto avviato nella seconda metà degli anni Settanta – in seguito a due fondamentali viaggi che la porteranno a conoscere Bernard Leach, il padre della moderna ceramica inglese, e le tecniche ceramiche di Faenza – con l’edificazione, nei pressi della propria abitazione a Capo Ceraso, di un forno professionale per la cottura delle ceramiche. Un sogno che avrebbe successivamente trovato esito nella creazione, nel 1984, della società “Ceramiche di San Pantaleo”, in seguito donata quasi interamente ai suoi collaboratori locali, da cui prenderà vita il progetto “Petra Sarda”.

Il libro, pubblicato per l’occasione ed edito da Imago Multimedia – Anne Franchetti. Una sarda del Maine – con testi di Marcello Fois, Edoardo Sassi, Franco Masala e fotografie di Ottavio Celestino, Ileana Florescu, Simon d’Exéa e Claudio Abate, racconta questo speciale percorso di vita, testimoniandone i passaggi e gli snodi principali attraverso una serie di immagini che rappresentano le ceramiche all’interno del contesto che le ha ispirate – la terra, la roccia, il mare e il cielo di Capo Ceraso – unite alle testimonianze delle persone che hanno condiviso con Anne Franchetti questa straordinaria esperienza artistica. Parole e fotografie che accompagnano le sue realizzazioni, componendo il quadro affascinante di una vita spesa nel segno della creatività.

Il Festival Letterario della Sardegna “L’Isola delle Storie” è organizzato dall’Associazione Culturale l’Isola delle Storie con il sostegno di Regione Autonoma della Sardegna, Assessorato alla Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport della Regione Sardegna, Assessorato Turismo, Artigianato e Commercio della Regione Sardegna, Comune di Gavoi, Camera di Commercio, Industria Artigianato e Agricoltura di Nuoro, Fondazione di Sardegna, Enel Green Power, Bim Bacino Imbrifero Montano del Taloro, Comune di Lodine, L’Unione dei Comuni Barbagia, con il patrocinio della Presidente del Consiglio Regionale della Sardegna e, quest’anno per la prima volta, con quello di Rai Sardegna.



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