Nuovi unicorni: il gay angelicato

Stereotipi sui gay nella giornata mondiale contro l'omofobia

Parafrasando uno dei pezzi più maschilisti nella storia della canzone italiana, potremmo dire che ieri (giornata mondiale contro l’omofobia) la comunità glbt ha deciso di urlare al mondo che sì, siamo così: dolcemente complicati, emozionati, delicati. Forse anche solari e un po’ pazzi, sensibili e mezzi artisti, ma mai e poi mai gente interessata ai corpi, al sesso, al sesso dei corpi. Gente dai bassi istinti, insomma. Lo slogan più utilizzato ieri, declinato in vari modi, è stato infatti «Ci si innamora delle persone, non del loro sesso». Una di quelle corbellerie a cui in realtà non crede nessuno, neanche Platone, quando qualche secolo fa lo disse dopo essersi portato a letto un sedicenne dalle spiccate doti intellettuali. Lo so: è un’affermazione dal sapore romantico, in qualche modo nobile, suona pure bene. Ma appare quantomeno bizzarra, se pensiamo che le persone non hanno un corpo, ma sono un corpo. Certo, sono anche una mente (essenza, spirito, anima o quel che vi pare a seconda del filone new age che seguite) ma l’idea che un essere umano possa conoscerne un altro e innamorarsene astraendo dalla propria e dalla altrui corporeità è di quelle che io lascerei ai dodicenni o ai lettori di Nicholas Sparks. Sui social network capita spesso ci si infatui di sconosciuti mai incontrati e dei quali avremo visto sì e no un paio di foto, dirà qualcuno. È una prova a favore dell’innamoramento come “incontro di spiriti affini”? Potrebbe, se non fosse che dello sconosciuto in questione sappiamo di certo se è uomo, donna o transessuale (ovviamente conta quel che ci ha detto, non quale sia la verità) e altrettanto certamente abbiamo fatto pensieri non proprio casti sul suo modo di baciare o di camminare (persino – santo cielo! – sul suo culo); meno probabile che i nostri wet dreams fossero basati sulla sua conoscenza delle lingue ugro-finniche.

Succede che nella sciocca ansia di voler dare di sé un’immagine positiva (?), di volersi in qualche modo giustificare agli occhi della società, i gay si stanno cucendo addosso un abito da donna angelicata stilnovista e chiedono di essere accettati, rispettati e tutelati in quanto “creature di puro spirito”. Resta da capire perché se un uomo etero si innamora, nessuno dubita lo faccia di una donna (femmina, tettuta, parla troppo, non ha senso dell’orientamento etc.); stesso discorso nel caso di una donna etero. Se a innamorarsi sono un gay o una lesbica, allora l’oggetto del desiderio diventa la *persona* (che poi questa sia sempre un uomo o sempre una donna è probabilmente da ascrivere alla casualità o al fatto che i gay praticano tutti sport di squadra). In questo scenario sensatissimo, il bisessuale risulta essere un gay che se ne fotte degli stereotipi di genere e che probabilmente frequenta locali notturni con all’interno una maggiore varietà di sessi.

La dimostrata teoria che nell’uomo esistano tre varianti dell’orientamento affettivo-sessuale e che tutte e tre prevedano un’attrazione sessuale per il corpo dell’altro, non piace più. Troppo schematica, troppo semplicistica. Meglio dire che «ci si innamora delle persone», che «la sessualità è fluida», che «non bisogna etichettarsi». Meglio per i gay, sia chiaro. Gli etero possono tranquillamente continuare a innamorarsi di uomini e donne e portarsi a letto addominali scolpiti, spalle larghe, tette sode, culi a mandolino, bocche carnose.

C’è una valanga di omofobia interiorizzata nel pensare che i gay debbano dimostrare di essere “brave persone”, moralmente impeccabili, per arrivare a ottenere quello che il più stronzo e impresentabile degli etero ha già in quanto etero. Ricordatevelo, la prossima volta che vi starete convincendo di volervi scopare uno spirito.



Davvero solare. Anche da viva.


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