All’Università di Sassari si parla di Europa con Luigi Berlinguer

Il resoconto del convegno L'Europa non cade dal cielo

Un convegno denso e interessante, ricco di riflessioni e spunti importanti, quello che si è svolto questa mattina nell’Aula Magna dell’Università di Sassari.

“Da Altiero Spinelli alle elezioni del Parlamento europeo 2014” è l’argomento approfondito nel corso del secondo e conclusivo appuntamento del ciclo di incontri organizzato dall’Associazione degli studenti di Scienze Politiche (ASP) e dal Centro di Documentazione dell’Università di Sassari, con lo scopo di mettere in evidenza l’importanza della partecipazione dei cittadini alla vita dell’Unione Europea, anche con la scelta di voto alle elezioni del 25 maggio.

L’iniziativa è infatti inserita nel Progetto nazionale 2014 della rete italiana dei Centri di Documentazione Europea dal titolo “Il mio voto in Europa: la scelta per il mio futuro”, realizzato con il contributo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.

L’Europa non cade dal cielo

Dopo i saluti e i ringraziamenti del vicepresidente dell’ASP, dott. Michele Casu, e la lettura del messaggio inviato dalla ministra degli Esteri, on. Federica Mogherini, i relatori presenti hanno esposto i rispettivi punti di vista, animati da una considerazione comune, tema cardine dell’evento: “L’Europa non cade dal cielo”.

Ad aprire il dibattito è il coordinatore, prof. Paolo Fois, con un intervento che richiama i concetti principali del pensiero di Altiero Spinelli – sulla federazione e l’esaltazione delle libere elezioni – e sottolinea in primo luogo i limiti della stampa nell’affrontare l’argomento “Europa”: incentrato principalmente sull’aspetto economico, l’uscita o meno dall’euro, e gli effetti che le elezioni avranno sugli equilibri nazionali. «Il vero potere è nelle mani del Consiglio europeo – afferma –, prendono le decisioni che contano e le prendono all’unanimità».

Gli fa eco la prof.ssa Silvia Sanna che evidenzia come l’uscita dall’unione monetaria rappresenterebbe il «fallimento irreversibile dell’intero processo di integrazione europea» e sottolinea quanto il prossimo appuntamento elettorale sia innovativo, rispetto al passato – con i gruppi che hanno già espresso un candidato presidente, scelto attraverso le primarie –, e per questo motivo un banco di prova ancora più importante. La Sanna ricorda, inoltre, che l’Italia eleggerà 73 deputati al Parlamento europeo e riporta alcune stime secondo le quali i gruppi “euroscettici” conquisteranno il 31% dei voti, pari al 25% dei seggi.

L’Unione Europea ha quindi bisogno di un nuovo impulso europeista? Parrebbe proprio di sì ed è quanto viene sottolineato anche nell’intervento del dott. Salvatore Mura, catalizzato sulla figura di Altiero Spinelli: «La sua esperienza e il suo volere, non ancora concretizzatosi, lasciano un’importante eredità che non possiamo permetterci di ignorare».

E di “euroscettici” parla anche l’ospite d’onore del convegno, l’on. Luigi Berlinguer, nel suo lungo discorso ricco di aneddoti e testimonianze: «Chi vota incavolato non esercita il pensiero ma il fegato, e questo non aiuta nessuno, nemmeno chi lo fa», dichiara tra gli applausi dei presenti. Berlinguer concorda inoltre sull’importanza dell’essere visionari, ma comprendendo la necessità di esserlo con coscienza, mettendo “le gambe alle idee”: «Senza idee non si cammina, ma se sono solo idee stratosferiche non si cammina lo stesso», afferma l’europarlamentare sassarese.

L’ex ministro dell’Istruzione pone altresì l’accento sulla formazione politica degli europarlamentari italiani, da lui considerata “provinciale” al punto che non conoscere l’inglese rappresenta il limite minimo, e conclude il suo appassionato intervento con esempi atti a dimostrare come salvare la propria identità – nazionale e regionale – non debba essere un’alternativa all’integrazione.

Ci crede profondamente, Luigi Berlinguer, alla «concretezza della prospettiva europea» e all’impegno che noi tutti dobbiamo esercitare per «narrarla».

Tuttavia la disillusione e l’euroscetticismo nascono e si sviluppano non soltanto a causa della crisi economica, ma anche delle difficoltà affrontate in seno alle istituzioni europee e alla mancanza di una politica estera efficace; e a parlare di questo aspetto cruciale è il prof. Rodolfo Ragionieri, nella relazione conclusiva del convegno. L’Europa procede da una parte con una politica estera di basso profilo – incentrata principalmente sulle cooperazioni – e dall’altra con misure finalizzate a contenere una situazione di crisi che non facilita i processi sovranazionali. È dunque possibile integrare una pluralità di stati profondamente diversi tra loro? Per farlo è certamente necessario individuare gli interessi comuni e portare avanti un’azione politica di intercessione – tra i paesi che compongono l’Unione Europea – che possa poi risaltare all’esterno del continente, nelle relazioni con gli altri Paesi del mondo.

Una valutazione che chiude la parte espositiva del convegno per lasciare spazio al dibattito e ad alcune riflessioni sull’importanza dell’iniziativa e su quanto non sia stata colta abbastanza dal Dipartimento stesso, coinvolgendo ad esempio gli studenti in Erasmus, e – considerazione personale – dagli organi di stampa.

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Foto: Carla Casu e Daniele Sanna, via ASP Sassari



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