The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson

La recensione del film di Wes Anderson The Grand Budapest Hotel

Wes Anderson è come un ottimo chef pluristellato e ogni volta che ti rechi al suo ristorante sai già più o meno il menù che ti servirà: conosci bene ingredienti, materie prime, gusto nel metterle insieme, sai che scegliendo quel ristorante ritroverai un clima piacevole e in un certo senso conosciuto; ma ci vai perché sai anche che lo chef, nonostante il suo tocco riconoscibile, ti saprà donare l’ennesima esperienza unica e avvolgente.

Ecco, andare al “Grand Budapest Hotel” è questo: aver voglia di colori saturi, di attenzione maniacale all’immagine, ai dialoghi, ai personaggi, aspettarsi il solito gruppo di attori feticcio che sono disposti a lavorare per Wes Anderson anche gratis (e anche per apparire dieci miseri minuti), e comunque alla fine portarsi a casa un’altra fetta di quel meraviglioso e caleidoscopico mondo del regista texano, diverso da quelli precedenti ma in perfetta continuità stilistica.

The Grand Budapest Hotel non è altro che una nuova tappa di questo fantastico e avvincente viaggio, in cui la commedia nonsense andersoniana si sposa questa volta con le atmosfere della Mitteleuropa anni ’30, dei film di Lubitsch, ma rivedendo quel clima con la sua consueta ironia.

Un classico giallo permette al regista di sviluppare una concatenazione di situazioni, di dialoghi, di colpi di scena che, attraverso giochi di contrasto, figure retoriche verbali e cinematografiche e con un gusto del grottesco dosato così perfettamente da rendere comiche persino scene splatter, ci fa immergere per due ore in un universo colorato, divertente, intelligentemente demenziale e demenzialmente intelligente.

Tutto funziona: anche la scena più inverosimile, più azzardata, è inserita così perfettamente nella trama, attraverso una perfetta scrittura di dialoghi e una attenta scelta di montaggio, da apparire verosimile o comunque così assurdamente geniale da non poter far altro che ridere e applaudire.

Come in un grande fumettone colorato, e le cui immagini sono tutte studiate nel minimo dettaglio, la sensazione che si prova nel guardare The Grand Budapest Hotel è di distacco totale dalla propria realtà per quelle due ore di puro piacere che non possono far altro che metterci nuova fame e attesa di tornare in quel fantasmagorico ristorante, pronti per un nuovo golosissimo menù.



Lino Vitucci

Medico. Appassionato di Cinema d’Autore, Musica e Politica (lettere maiuscole d’obbligo).

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