Cinque cose che so del teatro

Cinquantatreesima giornata mondiale del teatro

Ho iniziato a fare teatro da non molto, circa cinque anni, mese più mese meno.

La chiusura di un lustro sembra un buon momento per fare dei piccoli bilanci, inoltre oggi ricorre anche la cinquantatreesima giornata mondiale del teatro, così eccomi qui a fare una piccola lista delle cose che so del teatro. Non temete, si contano giusto giusto sulle dita di una mano.

  1. Ti àncora al presente: quando sei sul palco esiste solo l’hic et nunc, il “qui e ora”. Tu attore non puoi permetterti di essere altrove con la testa, devi essere concentrato su cosa stai facendo e cosa sta accadendo attorno a te in quel preciso istante. Allo stesso modo deve agire il personaggio che interpreti: non valgono niente i “ma io pensavo di doverlo fare così perché mi sono immaginato che…” pronunciati a posteriori, perché il pubblico non partecipa al processo mentale dell’attore, ne tocca con mano solo il risultato che questi riesce a trasferire sul personaggio. Quindi, tu personaggio sei stato in grado di rispondere con coerenza alla situazione in cui ti sei trovato? Se sì, ottimo; se no, «bisogna provare provare provare… e poi ci si riesce bene» – forse.
  2. Ti permette di essere parte di un processo creativo. Non esiste solo il momento in cui sei sopra a quelle fantastiche assi di legno, ma c’è tutto il mondo che costruisci nei mesi di lavoro precedenti, durante le prove.
    Ah, le prove. Qualcuno potrà anche trovarle superflue o noiose, personalmente le adoro. Sono stancanti – provare la sera col peso della giornata lavorativa sulle spalle non è sempre semplice –, qualche volta frustranti, quando ti trovi a battere ripetutamente su un nodo da cui non riesci a venire a capo. Poi però d’improvviso scopri la chiave giusta e allora ti si apre il mondo. La parte più stupefacente delle prove arriva una volta che ti sei lasciata alle spalle il problema della memorizzazione del testo. È da lì in poi che sei libera di concentrarti sulle motivazioni che governano le azioni, sulle relazioni tra i vari personaggi, sulla costruzione del tuo, vedendo che piano piano esso prende vita e spessore. E poi lasciare che lungo la strada piccoli dettagli si attacchino a ciò che stai facendo. E provare a dare sfumature diverse a una scena per vedere qual è quella che più si attaglia allo stato del personaggio in quel momento. Infine, la profonda meraviglia che provi quando pensavi di non riuscire a fare una cosa e invece eccola lì. E ne sei tu l’artefice.
  3. Disegna un arcobaleno di emozioni prima, durante e dopo lo spettacolo. Prima che si apra il sipario, un vortice si appropria della tua testolina: oddio, non ricordo cosa devo dire in quel punto… – ma l’avevo posizionato l’oggetto dove mi serve? – nel caso in cui uno dei due non si ricordi la battuta potrei… oddio, mi sta seccando la bocca! Tum tum tum… sono le scalette che portano alle quinte o il mio cuore che corre?
    Durante lo spettacolo, invece, è come se ti facessero una doccia di forza, sì, perché te la senti proprio addosso, in ogni centimetro del tuo corpo, come se in quel momento neanche una valanga potesse abbatterti. Ma questa forza può essere dimezzata in un attimo, se non si crea quell’inspiegabile alchimia col pubblico. È lei l’enzima catalizzante di quella forza, è merito suo se tutte quelle paia d’occhi che se ne stanno al di là della quarta parete improvvisamente ti sospingono attraverso la storia, partecipando alla tua narrazione. Quindi, condizione necessaria – ma non sufficiente – affinché uno spettacolo possa ritenersi un successo è senz’altro un pubblico ricettivo.
  4. È fonte di energia. Ci sono sere in cui ti dici: «No, son troppo stanca, non sono dell’umore giusto. Belle mi’ pantofole!». Poi voli alle prove perché – cavoli – hai preso un impegno e finisce che te ne torni a casa a tarda notte con tanta adrenalina e un sorriso da ebete stampato sulla faccia. In quel momento gongoli sentendoti estremamente fortunata perché a te è data la possibilità di far teatro – sì, amatoriale; sì, il livello è quel che è; sì, non sei pagata ma addirittura devi pagare tu – mentre altri non sanno cosa si perdono.
  5. Ti permette di essere spettatore di una “magia”. Non è bello solo fare teatro ma anche guardarlo. È una grande fonte di ispirazione vedere altri attori – famosi e non – sul palco, trovandosi magari a pensare: «Cavolo, è riuscito a rendere ‘sta cosa con una minuzia». Oppure semplicemente invidiarli perché stanno vivendo quella storia e ringraziarli perché un po’ la vivi anche tu mentre cerchi di immedesimarti in loro.
  6. Avevo detto che i punti erano 5, lo so, ma questo è proprio corto, prometto.
    La sesta cosa che so è che ormai non potrei più farne a meno. Voi, da bambini, avreste detto di no davanti a un’enorme quantità di caramelle? Non credo. Bene, se penso al teatro mi sento come una bambina cui sia permesso sguazzare in una grande piscina colma di caramelle di ogni tipo. Ecco, come potrei io tirarmi indietro di fronte a un’immagine gioiosa come questa?

A chi mi ha fatto da insegnante e a chi condivide con me il suo percorso teatrale, a chi lo guarda e a chi lo sostiene, buona giornata mondiale del teatro!




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