Nasce a Sassari il primo orto di quartiere

Orto di Rizzeddu Monserrato

L’orto urbano diventa realtà: venerdi 11 e sabato 12 ottobre si è svolta a Sassari l’iniziativa “l’Orto di Rizzeddu Monserrato”. Un evento promosso dagli abitanti del quartiere, con la collaborazione del Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica (DADU) dell’Università di Sassari, del gruppo di ricerca urbana TaMaLacà, del team di paesaggisti Naturalistas e del centro AUSER di Rizzeddu-Monserrato. L’area prescelta per la manifestazione – in cui sono state piantate verdure e ortaggi – si trova in via Washington, in uno spazio di circa 800 metri quadri racchiuso tra la scuola elementare e la nuova chiesa parrocchiale.

«L’individuazione di questo sito non è casuale – spiega Simone Maulu che insieme ad Andrea Faedda coordina la pagina facebook Rizzeddu-Monserrato – perché costituisce l’unico tratto di terra ancora “libera” rispetto ad una vasta area che fino agli anni ’70 era conosciuta dai sassaresi con il toponimo di “Montelepre”, dove un tempo sorgevano i capannoni militari costruiti prima della seconda guerra mondiale e che successivamente ad un nubifragio che investì il centro storico di Sassari divennero le abitazioni delle prime famiglie che popolarono il rione. Nel 1978 il complesso venne demolito e la maggior parte degli abitanti furono trasferiti nei nuovi quartieri di Latte Dolce e Santa Maria di Pisa. Pertanto lo spazio dedicato al nuovo orto di quartiere è connotato di una forte valenza simbolica, proprio per il valore della memoria e delle storie che porta dentro di sé.»

L’Orto di Rizzeddu Monserrato e lo sviluppo della socialità locale

L'Orto di Rizzeddu Monserrato a Sassari«Noi pensiamo che debbano essere assolutamente coinvolti i cittadini per decidere assieme come riqualificare l’area – prosegue Simone Maulu –. Inizieremo a fare le assemblee di quartiere aperte a tutti, per dare vita a una forma di gestione dal basso che catalizzi idee e metta insieme le competenze di tutti per creare progetti per la collettività. Iniziamo a progettare i nostri spazi, a viverli e sentirli nostri. L’eliminazione dello stato di degrado e la qualità degli spazi rappresentano soprattutto il mezzo e non il fine dell’iniziativa, che ha come obiettivo ultimo lo sviluppo della socialità locale, rafforzando le relazioni, la solidarietà e il senso di affezione degli abitanti ai luoghi.»

All’iniziativa che ha visto la nascita dell’Orto di Rizzeddu Monserrato era presente anche Arnaldo Cecchini, Direttore del Dipartimento di Architettura, che ha commentato con un articolo nel suo blog intitolato “Il diritto alla Terra e alla città”: «Mi è piaciuto esserci e non solo per il piccolo banchetto a ora di pranzo. Mi sono rivenute in mente alcune idee radicali, che però mi paiono ragionevoli, mi piace pensare che sarebbero piaciute a Kropotkin, a Prarmpolini e a Colin Ward. Latifondisti e proprietari assenteisti lasciavano le loro terre incolte. Il movimento dei contadini le occupava rivendicando la riforma agraria. Dicevano che non solo non era economicamente giusto che la terra non fosse coltivata, ma che era anche una vergogna etica. E in città? Ci sono o non ci sono proprietari assenteisti che lasciano “incolti” i loro edifici industriali, le loro case, i loro spazi vaghi dentro la città. O la proprietà privata in città non ha limiti, mentre li ha solo in campagna? E non è giusta dunque una battaglia contro l’assenteismo dei proprietari fondiari urbani? Intanto con la lotta: la riforma verrà e ci darà regole e modalità.»

«L’Orto di Rizzeddu Monserrato è già una bella realtà – aggiunge l’architetto Andrea Faedda –, insieme abbiamo trascorso una bellissima giornata, molti tra noi non si conoscevano neanche prima di oggi. Siamo molto contenti per quello che siamo riusciti a realizzare. Dobbiamo ringraziare la studentessa Lia Ara che ha scelto di fare quest’esperienza per la sua tesi di laurea in Pianificazione e anche il vivaio Agriser di Valledoria che gratuitamente ci ha fornito molte piantine per l’orto. Il lavoro manuale, come la creazione e la cura di un orticello, è stato sufficiente per fare nascere un nuovo spirito di collaborazione e condivisione. Noi crediamo che questo luogo ritrovato possa essere un germe anche per altre aree abbandonate del quartiere. Noi ci crediamo, perché abbiamo fiducia negli abitanti e nel loro desiderio di sentire lo spazio pubblico, la città, come un grande bene comune, tant’è vero che ci stanno arrivando tantissime richieste da diversi rioni. Grazie a tutti gli abitanti».

Alle ore 18.00 sono arrivati sul posto anche il sindaco Gianfranco Ganau e l’assessore all’Ambiente Monica Spanedda, che hanno apprezzato il lavoro portato avanti dagli abitanti che hanno chiesto e ottenuto di poter adottare l’area per prendersene cura. Una grande conquista che parte dal basso.

Foto: Abitanti curano l’Orto di Rizzeddu Monserrato, Paola Ortu




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