Presidio in piazza Bra “Noi ci saremo”, io c’ero

Presidio a Verona contro omofobia, transfobia e fascismo

Sabato, 21 settembre 2013

Tornata dal lavoro, ho pranzato e sono corsa a perdere (sic) l’autobus – sì, perché sono una campionessa di puntualità, io –, quindi con l’autobus dopo sono andata fino a Verona, in piazza Bra.

Non vado spesso alle manifestazioni e non partecipo attivamente alla vita associativa, ma in alcuni casi – e non solo alle Olimpiadi – è davvero importante partecipare. E lo era sabato. Non si poteva lasciare Verona in mano ai Tosi-boys e ai catto-fascisti (per usare un po’ di retorica), quindi ho raggiunto il presidio contro la conferenza “Per l’uomo o contro l’uomo” che si stava tenendo in Gran Guardia.

Come dicevo, non partecipo spesso, ma un precedente in piazza Bra ce l’avevo: era un’altra manifestazione contro l’omofobia, sarà stato più di due anni fa, non ricordo, ma quella volta mi era venuta la depressione. Intanto era di sera (forse era una fiaccolata?), noi eravamo quattro gatti e nessuno dei pochi passanti ci cagava, insomma una cosa tristissima.

Invece sabato, quando sono arrivata io, era primo pomeriggio, la città era colma di gente – per il Tocatì e per il normale afflusso di turisti, che a Verona sono sempre tanti – e noi eravamo centinaia, con un discreto ricambio e via vai.

Per quanto non ci siano stati problemi, poliziotti con tenuta antisommossa e furgonette blindate ci hanno tenuto compagnia tutto il tempo. Non so se fossero lì a controllarci o a proteggerci, ma si sono annoiati a morte perché di azioni violente non c’è stata neanche l’ombra. E il commento più sovversivo che ho colto dai passanti è stato: «Attento, qui ci inculano!». Eh sì, perché noi gay non vediamo l’ora di farci del male e sperare di poter portarci a letto un/a etero. (Avanti, chi è di voi che non si è mai preso una cotta per qualcuno con cui non c’era speranza, appunto perché etero? Su, siate onesti/e!)

Dopo un’oretta mi sono allontanata dalla manifestazione per dare un’occhiata e fare qualche foto al Tocatì, avevo anche intenzione di seguire la conferenza con Bianca Pitzorno, ma siccome il comune le aveva riservato una sala minuscola, non c’è stato verso di entrare. Se le avesse messo a disposizione la Gran Guardia questo problema non ci sarebbe stato, ma chiaramente la Gran Guardia va usata per cose più importanti, come qualche conferenza omofobica.

Delusa per non aver potuto ascoltare l’autrice del mio libro per l’infanzia preferito in assoluto 4 evah and evah, sono tornata alla manifestazione, che nel frattempo si era messa in marcia per protestare contro un altro evento, organizzato da Forza Nuova e Christus Rex, in difesa della famiglia tradizionale e altre menate simili.

Il corteo, dal titolo Diritti in Movimento, è andato – molto lentamente, e sempre scortato dalla polizia – da piazza Bra fino al Carcere degli Scalzi.
Non sono brava a fare i conti, come la Questura, quindi non saprei dirvi quanti eravamo, ma eravamo qualche centinaia – c’è chi dice 500, ma non saprei – per Verona sono comunque tanti. Tanti come non se ne vedevano da tanto tempo qui, ha detto un’attivista transessuale. E soprattutto eravamo tanti giovani, gay e etero, e questo fa ben sperare per il futuro.
Perciò qui ringrazio gli organizzatori perché, tra le altre cose, mi hanno ridato un po’ di speranza.

Poi ho lasciato il corteo, ormai fermo davanti al carcere, perché non volevo rischiare di perdere l’autobus un’altra volta. E così, cammina e cammina, ho perso la fermata.
Giuro, non la trovavo più! Ho attraversato tutto il centro a piedi e sono riuscita a prendere ugualmente l’autobus, ma alla dirigenza dell’atv quella sera sono fischiate le orecchie: cioè, vi pare che si possa rivoluzionare il trasporto urbano senza avvisarmi personalmente?!

Dal mio blog: Shame & Prejudice



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