Di Sardegna, festival e contributi regionali

La Sardegna e i contributi regionali ai festival

 La Sardegna dei festival e dei contributi regionaliOgni giorno arriva all’indirizzo e-mail del blog almeno un comunicato stampa su un festival letterario, musicale (spesso e volentieri jazz), cinematografico. Tanto che se si potesse campare solo di festival, la Sardegna sarebbe probabilmente la regione più ricca d’Italia.

Nel 2012, la RAS ha distribuito tra le “proposte progettuali ammesse ai contributi per la promozione della lettura e dei festival letterari d’interesse regionale, nazionale e internazionale” risorse finanziare pari a 470mila euro. Più altri fondi indirizzati a vari organismi di spettacolo.

A chi vengono assegnati i contributi regionali?

Di questi – obiettivamente pochi – 470mila euro (per i festival e le rassegne letterarie), la cifra maggiore viene assegnata ai primi in graduatoria, mentre le restanti briciole vengono spartite tra i successivi progetti in lista.

Ogni anno, soprattutto in periodo di crisi, un festival “minore” (letterario e non) – talvolta anche più interessante dei “fratelli maggiori” – è costretto a limitarsi o chiudere i battenti per riduzione (se non addirittura azzeramento) di contributi regionali o, in generale, pubblici: penso al Rebeccu Film Festival, tra tutti.
Ogni anno, in qualunque periodo, tanti giovani sardi con idee brillanti evitano di presentare richiesta di fondi alla Regione, ben sapendo che con molta probabilità verrebbe rispedita al mittente.

Ogni anno, da dieci, venti, trent’anni, gli eventi maggiori – con i loro organizzatori famosi (qualcuno scrive su facebook “amici degli amici degli amici”) – troneggiano in cima alla graduatoria delle istanze ammesse all’assegnazione dei contributi regionali e l’estate sarda può così godere dei suoi illustrissimi festival, con i suoi celebri promotori e i suoi ospiti super internazionali (qualcuno scrive su facebook “le solite facce”).

Ora, la domanda – demagogica se ne facessi una questione di “gente che muore di fame” e non di “eventi che non possiedono i requisiti o non hanno il culo di essere organizzati da artista pluripremiato” – sorge spontanea: dopo dieci, venti, trent’anni, il nome altisonante e la fama internazionale, non sarebbe il caso di finanziarvi il festival o la rassegna in altro modo, invece di continuare a succhiare fior fior di denaro pubblico a discapito di chi non può sfruttare il nome altisonante e la fama internazionale?

N.B.: Sì, l’autrice del post è liberale, non ha una visione assistenzialista dello Stato e detesta i parassiti.



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