Rughe

Conoscevo da tempo la graphic novel Rughe dell’autore spagnolo Paco Roca (e ne ho anche una copia con disegno autografo dell’autore), vincitrice di diversi premi nel 2008 in Spagna e in Italia (Gran Premio Guinigi al Lucca Comics), e l’avevo talmente amata da voler leggere tutte le opere di Roca, che consiglio caldamente.
Non lo chiamerei fumetto ma un vero e proprio romanzo per immagini, e nemmeno su un tema particolarmente semplice da trattare. Rughe parla infatti di anziani, parla di malattia, di Alzheimer, ma soprattutto di una malattia ancora peggiore: la solitudine.

Ebbene sì, non è certo un fumetto, e tanto meno un film d’animazione adatto alla più giovane età, ed è proprio uno di quei casi in cui il disegno diventa prezioso strumento veicolare di un messaggio difficile attraverso una storia non facile; apportando quella poesia e quella delicatezza che solo il sapiente tratto di matita può dare.

E va detto che Paco Roca ha creato due veri e propri gioielli, il libro e il film, ambedue così belli e così completi da non meritare i soliti inutili confronti.

Passando al film d’animazione, dico subito che non è particolarmente facile trovarlo; distribuito all’interno di cineforum e spinto dalla pubblicità che può derivare dal conoscere l’opera scritta o dal passaparola, è possibile scovarlo in rete o sperare in qualcuno che lo distribuisca in un secondo momento in home video.

La storia parla dell’amicizia tra Emilio e Miguel, due anziani ricoverati in un centro, il primo per malattia (Alzheimer, appunto) e il secondo per solitudine.
In punta di piedi, con delicata ironia, Paco Roca ci accompagna attraverso l’inesorabile decadenza mentale di Emilio che prosegue di pari passo con il superamento di quel cinismo (spesso divertente, va ammesso) che affligge Miguel e il cementarsi di una grande amicizia.

Intorno a loro tutta una serie di adorabili figure che vivono spesso imprigionate nella loro realtà popolata di desideri, paure, fantasmi del passato, bei ricordi della gioventù o desiderio di affetto da parte di parenti che sono sempre meno presenti.

Nonostante la profonda vena malinconica, Rughe lascia un meraviglioso messaggio di speranza, mostrando come l’umanità, in qualsiasi momento della vita e forse in quelli difficili ancor di più, sa tirar fuori la sua forza che è data dall’amicizia, dalla solidarietà, dal non lasciarsi mai soli.