‘Stigrancazzi di quello che penso io su… Daft Punk senza casco

daft punk

Un’opinione non richiesta sulla “notizia” del giorno. E stigrancazzi.

Stamattina mi sono alzata – presto, perché ho la droga da prendere ogni 12 ore precise – e ho trovato su twitter la “notizia” che era sfuggita per sbaglio una foto dei Daft Punk a volto scoperto, poi subito cancellata.

Se non sapete chi sono i Daft Punk, e siete messi abbastanza male se non lo sapete, vi tranquillizzo subito: no, non sono una banda di rapinatori, né terroristi, né la versione inglese dell’Esercito zapatista del subcomandante Marcos. Tutt’altro: è un duo di musicisti.

I Daft Punk non si presentano mai in pubblico senza casco (qui una breve storia dei vari design), anche nei live, perché… boh, mica posso star qui a spiegarvi tutto io. Esiste Google per qualcosa, no?

Il punto è che loro hanno scelto di mostrarsi così. E tutti, a partire dai fan, dovrebbero rispettare la scelta.
Perché io posso capire che un giornale, un blog, un qualsiasi coso online in cerca di visite ripubblichi la foto in questione, ma non capisco i fan che “Sai che novità! Bastava cercare con Google immagini, i loro volti erano noti“. Se i due hanno scelto di non mostrarsi, perché siete così morbosi? Curiosi ok, ma non è forse quello lo scopo? Di restare sulle spine? Un fan questo dovrebbe saperlo.

Non ne faccio una questione di privacy, ma secondo me cercare le facce dei Daft Punk è un po’ come tradirne lo spirito.

Mutatis mutandis, questo mi ricorda di quando ho letto, per la prima e unica volta, il libro di Jim Hutton  I miei anni con Freddie Mercury (per chi non lo sapesse, Jim è stato il fidanzato di Freddie per circa sette anni, fino alla morte del cantante). Per carità, sapevo che avrei trovato delle cose private spiattellate in pubblico, nero su bianco, ma quando ho letto certi particolari, davvero troppo intimi – specialmente per una persona riservata come Freddie –, mi sono sentita tremendamente in colpa. Infatti quel libro non l’ho mai comprato. L’ho preso in prestito, letto e restituito – no, grazie.

Leggere quelle cose o “gugolare” le facce dei Daft Punk è come spiare dal buco della serratura. C’è gente che lo fa, sempre e anche con persone comuni, c’è gente che si sente in diritto di farlo con i vip o presunti tali – perché “sono personaggi pubblici, l’hanno scelto loro quel mestiere” –, ma per me significa soltanto che non ha capito niente.
Dei Daft Punk, di Freddie Mercury, di diritti e di privacy.

Vi meritate facebook che vi “ruba” foto, commenti e altro dal profilo e dal diario, altroché!

Dal mio blog: Shame & Prejudice

Foto: Daft Punk © Columbia Records



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