Cinema sardi in piena “emergenza digitale”: dopo l’addio all’analogico, metà sale a rischio chiusura

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L’Agis-Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) lancia un appello alla Regione: «Si attivino subito i bandi per utilizzare i fondi europei, come già fatto da molte regioni italiane».

Gran parte delle sale cinematografiche della Sardegna si trova ad affrontare una vera e propria “emergenza digitale”. A partire dal 2014, cesserà infatti la distribuzione di film in pellicola nei cinema italiani e, al termine di un processo irreversibile di innovazione tecnologica – che ha messo in moto, in questi anni, notevoli investimenti economici –, ci sarà il definitivo passaggio alla sola proiezione digitale.

Per gli esercizi cinematografici dell’isola arriva così a conclusione una delicata fase di trasformazione e innovazione tecnologica che è ancora permeata da grandi incognite: più della metà degli schermi sardi, 55 su 105 totali, non sono ancora digitalizzati, e la spesa per la loro trasformazione è ingente, considerato che il prezzo di un proiettore digitale si aggira tra i 50 mila e i 100 mila euro. Costi e investimenti che, dato il periodo di crisi, espongono molti esercizi cinematografici sardi al rischio di rimanere esclusi dalla distribuzione del digitale, con conseguente chiusura di gran parte delle sale e, dunque, di un presidio per la diffusione della cultura.

«Se vogliamo salvaguardare questo importante patrimonio economico e culturale della nostra Regione non c’è un minuto da perdere», è l’allarme lanciato dalla sezione regionale dell’Agis-Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema). Destinataria dell’appello è in particolare la Regione Sardegna, affinché adotti le necessarie iniziative a sostegno del settore cinema, rendendo disponibili risorse con finanziamenti ad hoc tramite l’istituzione di bandi pubblici per l’utilizzo di Fondi della Comunità Europea, come già fatto da tante regioni italiane (tra le altre: Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana e Umbria).

«Perché in Sardegna no?» – domanda il presidente dell’Anec regionale Giuseppe Lazzeri – «Se la Regione non interviene subito per attivare i bandi su risorse europee che già ci sono, rischiamo di perdere importanti realtà culturali. Perché a rischio sono soprattutto le sale che ospitano nella loro programmazione film d’autore, con un ulteriore, evidente, paradosso: da un lato la Regione sostiene la produzione di film dei migliori registi sardi, dall’altro – se non interviene subito – assisterà alla probabile chiusura delle uniche sale disponibili a programmarli».

Il tempo stringe e non c’è modo di guadagnarne altro. A fine anno i film in pellicola semplicemente non saranno più disponibili; il mercato internazionale impone questo nuovo standard per ragioni di economicità nella realizzazione delle copie, il costo del supporto è azzerato, tanto più nel caso di invio del file via satellite, che ben presto sarà l’unico canale, o quasi, di distribuzione dei film. Il costo dell’operazione, in questo modo, ricade unicamente sugli esercenti e non sulle major, che sono le vere beneficiate dall’operazione.

Questi adeguamenti sono comunque di sicuro interesse per via dell‘innovazione tecnologica, del risparmio energetico (lampade con minor consumo) e della maggiore sicurezza per lavoratori e spettatori (con proiettori più sicuri e senza organi in movimento). Senza dimenticare anche la grande facilità con cui – una volta completata la transizione – si potranno reperire le copie di qualsiasi film e l’economicità della distribuzione di corto e lungometraggi, che già ora vengono girati in digitale e costosamente trasferiti successivamente su pellicola.

«Il nostro appello giunga alla Regione forte e accorato: il cinema va aiutato», conclude Lazzeri.



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