Un’ora con Maria Lai, inventata da un Dio distratto

«L’arte ormai è diventata soltanto un problema di valori economici. Ogni artista punta al successo, come se il fine dell’arte fosse il successo. Il fine dell’arte per l’artista è una risposta alle sue inquietudini, e per la cultura è un modo di portare l’arte alla conoscenza e scatenare energie.»

Maria Lai, la più importante artista sarda della seconda metà del Novecento – nata ad Ulassai il 27 settembre 1919 – è morta oggi, nella sua casa di Cardedu, all’età di 93 anni. Vogliamo ripercorrere la sua storia proponendo due preziosi documenti filmati, pubblicati nella libreria digitale della Regione Sardegna.

«Qualunque opera d’arte deve essere dimenticata e riscoperta.»

maria lai

Il filmato presenta un’intervista condotta nel Centro teatrale “Fueddu e Gestu” di Villasor, dove l’artista ogliastrina Maria Lai ha realizzato il video “I luoghi dell’arte a portata di mano” per illustrare la sua esposizione alla Biennale di Venezia. Il centro di Villasor ha curato diversi progetti dell’artista come “L’albero del miele amaro” (1977) e “Naschimenta” (2003). Maria Lai analizza il suo particolare rapporto con l’arte, spesso venato da un’inquietudine profonda con la quale occorre misurarsi. Secondo l’artista sarda bisogna attraversare con coraggio le profondità dell’anima, individuando forme nuove di dialogo ed espressioni artistiche dalle forti valenze simboliche come le leggende e le fiabe.

«Sono una capretta ansiosa di precipizi.»

maria lai

Una lunga intervista monologo nella quale l’artista si racconta, oltre i confini della realtà e della storia, della natura e dell’arte, partendo dalla sua esperienza personale per valicare i confini isolani e raggiungere con la propria arte la fama mondiale, influenzando il modo di fare arte delle generazioni sarde a venire.

Fonte: Sardegna DigitalLibrary © Regione Autonoma della Sardegna

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