Follie e freddure 2012

È solo nelle letture disinteressate che può accadere d’imbatterti nel libro che diventa il «tuo» libro. (Italo Calvino)

Più che in un libro, io m’imbattei – per caso – in un’autrice.

Qualcuno, l’altra sera, mi ha detto che ne parlo come mi stessi confessando da un prete… be’, non ho idea di quanto sia passato dalla mia ultima confessione e non ho intenzione di tornarci, ma lo ammetto: ho molto peccato! Ciò che è male ai vostri occhi, io l’ho fatto: amo i romanzi di Fannie Flagg. E non ci posso fare nulla.

Ricordo quando l’ho “conosciuta” come fosse ieri. Invece, sarà passata una mezza dozzina d’anni, o qualcosa in più, da quando mia sorella portò a casa Pane, cose e cappuccino dal fornaio di Elmwood Spring e Hamburger e miracoli sulle rive di Shell Beach. Erano copie che avanzavano dalla biblioteca comunale, ma mia sorella, come tutti in famiglia, non sa buttare via nulla, tanto meno dei libri, perciò li regalò a me. A quel tempo leggevo romanzi in quantità industriale, era all’incirca il periodo in cui riuscivo a leggere gli ultimi libri di Harry Potter in meno di 24 ore. Robe che, se provassi ora, potrei usare le mie occhiaie al posto dello zaino.

Comunque… nel marasma delle letture pazze e disinteressate, quella Fannie Flagg mi colpì molto.

Aveva quasi l’impressione che tutti gli altri fossero venuti al mondo con un foglio di istruzioni per l’uso, e a lei si fossero dimenticati di darlo.
(Pane, cose e cappuccino)

L’adoro perché le piace mescolare la cronologia degli eventi, un po’ come Tarantino, ma con mooolto meno sangue. Descrive i luoghi, anche i più sperduti e sfigati, in un modo che ti fa venire voglia di andarci. Ti fa sentire la nostalgia per un mondo che non c’è più… e non hai nemmeno conosciuto. Nei suoi libri c’è sempre un velo di ottimismo. Anzi, a volte ce n’è proprio a carrettate e, pur non mancando avvenimenti tristi e dolorosi, c’è sempre l’ironia che ti strappa una risata, o almeno un sorriso.

Mia madre morì di tubercolosi quando avevo quattro anni, e quando anche mio padre morì, a Nashville, una sera andai a dormire a casa loro e ci rimasi per sempre. In un certo senso è stato un pigiama party senza fine…
(Pomodori verdi fritti)

Infine – cosa non da poco – mentre leggi, ti senti… a casa.

Con queste premesse, quando scoprii che avevano tratto un film da uno dei suoi romanzi (il più famoso: Pomodori Verdi Fritti al Caffè di Whistle Stop), mi esaltai e ancora di più quando scoprii che la trama era (anche) a tema lesbico.

pomodori verdi fritti fannie flagg mary-louise parker

Mary-Louise Parker (Ruth)
e Mary Stuart Masterson (Idgie)

Chiaramente, una volta visto, il film fu un po’ una delusione: ci sono più allusioni in una puntata di Rizzoli & Isles che in tutto il film, e poi dov’erano le atmosfere tipiche di Fannie? C’era qualcosa che non mi tornava.

Ora che ho recuperato il libro, posso dirlo con certezza: meglio il libro (come sempre, o quasi)!

Lì, l’amore tra Idgie e Ruth è palese, non si riduce a una scena di “guerra” col cibo. Frasi come: “vostra sorella si è presa una cotta e non voglio assolutamente che ridiate di lei”, “siamo felici che la nostra bambina si sia scelta una compagna dolce come te” o “si sentiva felice come si può essere soltanto quando ci si innamora in tempo d’estate” non lasciano molto alla fantasia. O, meglio, liberano del tutto la mia fantasia… e poi chi la ferma più?

Insomma, sono contenta di non essermi lasciata ingannare dal film e di essermi fidata della cara vecchia Fannie.

Quindi, come diceva Jim Morrison: perdonami Padre, perché so quello che faccio.

Amen.

Dal mio blog: Shame & Prejudice



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