QUEEN – guida intergalattica per aspiranti fan #8

THE GAME, 1980

 

Queen, The Game

Eccoli, li avevo annunciati e sono arrivati, i famigerati anni ’80. Da quest’album in poi, la scritta “no synth” che aveva caratterizzato gli album dei Queen per quasi dieci anni sparisce. In compenso, compaiono i baffi – i famosi baffoni – sul volto di Freddie e il basso di John Deacon si guadagna finalmente un ruolo da protagonista.

 

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Oltre ai baffi, farei notare gli effetti superspeciali del video e che Brian May usa una banalissima Fender Stratocaster sunburst, invece della sua storica Red Special (che però ha usato in studio di registrazione, fidatevi).

La canzone, Play The Game, è il genere di ballata al pianoforte che Freddie ormai componeva “a memoria”.

Dragon Attack è il nuovo, è il funk-dance. Composta da Brian, porta già il basso in primo piano, ma con Another One Bites The Dust, come ho anticipato, diventa il vero protagonista. Questo è il brano di maggior successo di John e uno dei riff di basso più famosi in assoluto. Pubblicato come singolo su suggerimento di Michael Jackson, ottenne un successo di vendite insperato specialmente negli Stati Uniti, guidando l’intero album al primo posto in classifica. Freddie disse a riguardo: «Un sacco di gente andò a comprarlo e si fece l’idea che fossimo un gruppo di neri.»

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Parentesi sul video: vogliamo parlare del culo del Nostro Mercury dentro quei pantaloni bianchi? No, perché se Gesù faceva udire i sordi e parlare i muti, Freddie faceva gli etero gay e le lesbiche etero. Chiusa parentesi.

Need Your Loving Tonight altra canzone di John, ma meno innovativa della precedente e tanto innovativa non è nemmeno la seguente: un rock’n’roll alla Elvis Presley (tanto alla Elvis Presley che cercando su YouTube, si può trovarvi scritto che fu composto proprio da lui), è la arcistrafamosa Crazy Little Thing Called Love. Una canzone semplicissima, con pochi accordi perché Freddie l’ha composta alla chitarra e… «Una decina d’anni fa, sapevo tre accordi con la chitarra. Ora, nel 1982, so tre accordi con la chitarra.»
Se anche voi sapete tre accordi con la chitarra, e sono – fortunatamente – re, sol e do, potete già suonare metà canzone.

Rock it (Prime Jive) uno dei due brani di Roger di quest’album. È una di quelle canzoni che un giorno mi piace, l’altro meno, ma devo ancora capire cos’è che non mi convince. Forse il fatto che l’introduzione cantata da Freddie sembra non c’entrare niente col resto del brano?

Con Don’t Try Suicide, poi, torniamo al funkeggiante. Ed è in gran parte (quasi) a cappella, con la voce accompagnata dal battito sincopato delle mani.

Segue il brano cantato da Brian, Sail Away Sweet Sister (To The Sister I’ve Never Had). Ma solo chi non l’ha mai avuta, una sorella, può scrivere un testo del genere: “My heart is always with you, no matter what you do. Sail away sweet sister, I’ll always be in love with you”!
Comunque qui c’è ancora il basso in bella mostra (che in un paio di punti fa uno stranissimo – per un basso – levare), anche se è “solo” una ballata. Invece, nel bridge cantato da Freddie, si possono sentire delle azzeccatissime campane tubolari.

Coming Soon si apre con le crome del rullante, accentate in battere, che sembrano riprendere il rumore di una locomotiva. Ma la canzone, nonostante gli effetti appioppati alle voci, rimane molto semplice, più o meno come Crazy Little Thing Called Love.

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L’album si chiude in bellezza e un po’ in tristezza con Save Me. Brian disse di averla composta ispirato dalla storia di un suo amico, lasciatosi di recente… sì, Brian, lo stesso amico che abbiamo tutti, quando chiediamo qualcosa al dottore o dobbiamo raccontare una storia di cui ci vergogniamo.
Il piano, in studio, come nei live, è suonato dal signor il-mio-amico-si-è-appena-lasciato-ed-è-molto-triste in persona. E vorrei ricordare in particolare questa versione live, perché anche i migliori sbagliano.



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