Quattro giornate di poesia a Seneghe con il Cabudanne de Sos Poetas

Cabudanne de sos Poeatas 2012

L’ombra del Montiferru, porte che si aprono su giardini e alberi da frutta, poesie che coprono i muri in pietra e le strade: questo è Seneghe, paese di duemila abitanti in provincia di Oristano, ed è qui che letterati e musicisti s’incontrano ogni anno. A settembre, quando gli ombrelloni si chiudono e i turisti vanno via, quando il contadino prepara la terra per l’inverno; quando il sole concede una tregua e lascia che si festeggi un nuovo inizio: un capodanno laico prima che l’anno ricominci, il Cabudanne de Sos Poetas.

GLI OSPITI – Cabudanne è la parola che in sardo indica il nono mese dell’anno, mese che gli abitanti di Seneghe segnano in rosso sul calendario: a settembre arrivano i poeti, invitati dal direttore artistico Flavio Soriga e da Mario Cubeddu, presidente dell’associazione Perda Sonadora, e le piazze si riempiono di storie. Racconti provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo che, nel clima intimo del festival, finiscono col sembrare simili a quelli locali. O anche, spesso, esperienze e versi che, raccontati in prima persona, offrono sfumature più delicate e nuove tracce di lettura su tematiche ampie e universali. Dialogheranno col pubblico, quest’anno, Bobo Rondelli, cantautore livornese, attore e autore di arrangiamenti per il cinema (è interamente a lui dedicato il documentario L’uomo che aveva picchiato la testa di Paolo Virzì) e David Riondino, anche lui cantautore e attore, oltre che scrittore e regista teatrale, conduttore, insieme a Stefano Bollani, de “Il Dottor Djembé” su Radio Tre (autore, inoltre, dell’ormai rarissimo “Tango dei Miracoli”, disco, diventato di culto per gli estimatori, con le illustrazioni di Milo Manara).

Tornano alcuni amici del festival, come il poeta milanese Franco Loi, da due anni cittadino onorario di Seneghe, e arrivano nuovi ospiti: tra questi Lorenzo Pavolini, scrittore, finalista al Premio Strega nel 2010 con Accanto alla tigre (Fandango) e autore, pluripremiato, di radiodocumentari e trasmissioni per Radio Tre (tra cui Centolire, Zazà e Ad Alta Voce); e Giuliana Sgrena, giornalista e scrittrice, già insignita nel 2003 del titolo di Cavaliere della Repubblica e vittima, nel 2005, di un rapimento, durato un mese, ad opera della guerriglia irachena.

Proprio la Sgrena, e proprio perché il festival tende a offrire una visione originale e mai abusata delle cose del mondo, sarà tra gli interlocutori, insieme allo storico Luciano Marrocu e al giornalista e inviato del Tg1 Giuseppe Solinas, di un dibattito incentrato sulla poesia dei Paesi in conflitto. Il lato più audace e creativo di realtà di cui si è abituati a vedere quasi solo le immagini più brutte, come quella irachena e africana, verrà mostrato da Jabbar Yassin Husin, intellettuale, scrittore e in gioventù agitatore politico, da pochi anni rientrato a Baghdad dopo una lunga permanenza in Francia (dove tra le altre cose è stato promotore del Festival di Poesia di Poitiers); e dalla giovane poetessa algerina Samira Negrouche: trent’anni, medico con la passione per le lettere e la commistione tra le diverse forme d’arte (teatro, cinema, fotografia, arti plastiche) e allieva prediletta del poeta Djamel Amrani.

Se molta attenzione verrà prestata alla cultura araba, grazie anche alla presenza, fra gli intervistatori, del docente universitario Abdul Karim Dahmash, non mancheranno, sul fronte degli ospiti internazionali, le voci europee: tra queste, quella di Juan Carlos Marset, professore di estetica all’Università di Siviglia e poeta tra i più autorevoli della scena spagnola contemporanea.

Un’edizione, quella del Cabudanne di quest’anno, che punta molto sulla sperimentazione e sulla qualità: tanto nella scelta dei temi trattati quanto in quella degli ospiti. Qualità che interessa, naturalmente, anche l’ambito più prettamente musicale. Rilevante negli anni passati, l’offerta viene addirittura raddoppiata. Saranno presenti James Senese, sassofonista napoletano tra i componenti del supergruppo formato, tra gli altri, da Pino Daniele, Tullio De Piscopo e Tony Esposito; Arturo Stalteri, pianista e compositore, oltre che critico musicale e conduttore di diversi programmi di Radio Rai; Giampaolo Felici, frontman del gruppo folk romano Ardecore, e Corrado Nuccini e Jukka Reverberi, chitarre e voci dei Giardini di Mirò, formazione emiliana d’impronta indie-rock. Non mancherà la promozione e l’incontro con i gruppi locali, con una scelta che congiunge idealmente, da nord a sud, l’intera regione: arrivano da Sassari i Lux, impegnati in una delle tradizionali Letture della Buonanotte, e da Cagliari Lele Pittoni e Francesco Bachis dei Ratapignata, che racconteranno alcune storie di bidda nosta in chiave rap.

GLI APPUNTAMENTI – Il Settembre dei Poeti, Cabudanne de Sos Poetas in sardo, è diventato nel corso di otto anni un’occasione per rilanciare un messaggio importante: la cultura resiste e si nutre della diversità. È per questo che a Seneghe la poesia sarda incontra il mondo e le altre forme d’arte, dalla danza al teatro. Si legge a voce alta, si promuovono idee, si discute del panorama culturale italiano.

I RICONOSCIMENTI – Il festival è nato con molteplici obiettivi: quello di esaltare il patrimonio culturale della Sardegna, quello di promuovere il territorio, quello di dare alla poesia un respiro il più possibile ampio e vitale coinvolgendo in maniera attiva i ragazzi. I risultati fino ad ora ottenuti sono dati dalla sinergia tra il direttore artistico Flavio Soriga, la scrittrice Paola Soriga, il docente universitario e romanziere Luciano Marrocu e l’associazione Perda Sonadora, di cui sono parte integrante, oltre a Mario Cubeddu, Luca Manunza, Silvia Loddo e il ceramista Domenico Cubeddu, e la cui attività non si esaurisce nei soli quattro giorni del festival ma dura per tutto l’anno. L’abilità dell’associazione è, inoltre, quella di coinvolgere l’intera cittadinanza: dalle istituzioni, capitanate dal Comune, ai gruppi locali quali La Leva dei Giovani di Seneghe, Kumpanzos, i lavoratori del ristorante Tanka.

I PROGETTI – I laboratori hanno rappresentato fin da subito un motivo d’orgoglio per tutto lo staff organizzativo. Bambini, adolescenti e ragazzi sono coinvolti, nei giorni che precedono l’evento, in attività creative (gratuite) il cui risultato viene mostrato sul palco, davanti a tutto il pubblico del festival, nella serata d’inaugurazione. Lo scorso anno, inoltre, i giovani seneghesi che hanno preso parte alle scorse edizioni dei laboratori teatrali curati da Roberto Magnani hanno avuto una splendida occasione: quella di esibirsi, insieme ai maggiori professionisti italiani, nel corso del Festival del Teatro di Strada di Sant’Arcangelo di Romagna.

Immancabile, dunque, anche per l’ottava edizione la presenza di un  laboratorio di teatro e un laboratorio di musica.

I LUOGHI E I TEMPI DEL FESTIVAL – Seneghe è un posto fuori dal tempo, dedalo di vicoli e piccole strade, che si interrompono, di tanto in tanto, davanti a pozzi e fontane. Un paese gentile che offre le sue piazze al dialogo: Partza de sos ballos, S’arruga de Putzu arru, Sa Funtana de sa rocca, Sa Prenza de Murone sono i luoghi in cui è possibile scambiare due chiacchiere con i poeti e partecipare agli incontri.

Dal 6 al 9 settembre, le quattro giornate del festival saranno scandite dai diversi appuntamenti. Di mattina, a partire dalle undici; di pomeriggio, mai prima delle diciassette; di sera, dopo le venti, e di notte, fino all’alba del giorno dopo. Partecipare al festival significa lasciarsi coinvolgere completamente, senza l’obbligo di guardare l’orologio. Una parentesi, di cultura, per transitare dai colori e rumori dell’estate alla calma dell’autunno.



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