Cosa succede a Federica Pellegrini quando non vince?

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Federica Pellegrini e gli insulti sessisti, dopo la debacle nei 400 e nei 200 metri stile libero alle Olimpiadi di Londra 2012.

Non guardare la televisione ha i suoi vantaggi; soprattutto se si pensa che uno sportivo debba limitarsi esclusivamente a svolgere la professione che gli compete, senza improvvisarsi ballerino, attore, opinionista o, peggio, ospite presenzialista in qualunque trasmissione – più o meno inutile – del piccolo schermo.

Non accendere la tv preserva dalla vista della sovraesposizione mediatica di alcuni personaggi, che decidono di (s)vendersi al dio dei mass media per un po’ di denaro e celebrità, finendo per offuscare – magari con una sola frase fuori luogo – anni di onorata carriera.
È successo a Valentina Vezzali, con quel squallido “mi farei toccare” difficile da digerire, non tanto per il personaggio al quale era rivolto, quanto per il periodo storico in cui è stato pronunciato: quel periodo storico in cui “Italia” faceva rima con “escort”. Poi Aldo Montano, da re della pedana a uomo copertina dei giornali scandalistici. Infine Federica Pellegrini, la sportiva più chiacchierata del momento, rea di non essere la persona più simpatica del pianeta, di amare il glamour e di rendere manifesti aspetti della sua vita privata che potrebbe tranquillamente tener per sé.

Una persona che non segue il circo mediatico, di Federica Pellegrini sa soltanto che è la nuotatrice italiana più titolata: quella che colleziona medaglie – molte delle quali d’oro – e record mondiali. Se è un appassionato di sport si sente fiero, o comunque soddisfatto, dei risultati ottenuti dalla sua connazionale e si dispiace se – in giornate no – quei risultati non arrivano.
Una persona che segue il circo mediatico, invece, di Federica Pellegrini conosce ogni spot pubblicitario, ogni copertina, ogni pubblica esternazione e – a quanto pare – anche ogni abitudine sessuale. Così, a prescindere dal fatto che sia o meno un appassionato di sport, nel momento in cui i risultati non arrivano, si sente in diritto di vomitarle addosso gratuite volgarità: perché antipatica, piena di sé e meritevole di ricevere una sonora lezione.

Ma Federica Pellegrini non paga per la sua sconfitta e non paga nemmeno per la sua antipatia o la sua manifesta presunzione. Gli insulti che le sono piovuti addosso, dopo la debacle nei 400 e nei 200 metri stile libero, vanno molto oltre la banale antipatia che può suscitare; vanno persino oltre la rabbia che una sconfitta può generare: sono figli di un agghiacciante e preoccupante sessismo. Federica Pellegrini paga semplicemente per il fatto di essere donna, in un paese in cui le donne non possono confessare pubblicamente di amare il sesso senza essere etichettate come puttane.
Epiteti che vengono giustificati con la mancanza di umiltà e la scarsa professionalità di chi li subisce e quindi, secondo chi li dispensa, li merita. Ma se fossero davvero solo queste le ragioni di tanto astio, le offese riguarderebbero esclusivamente la mancanza di umiltà e la scarsa professionalità. Invece colpiscono esattamente nel punto in cui vengono toccate le donne quando si vuole umiliare il modo in cui vivono il loro essere donne. E ciò trova dimostrazione nel fatto che nessun uomo, in questo paese – compreso il suo compagno Magnini, a cui è sfuggita persino la semifinale – si sia mai sentito dire (e mai si sentirà dire) “scopa di meno”, in caso di fallimento professionale.

Per chi segue il circo mediatico, Federica Pellegrini era, fino a ieri, una campionessa del nuoto, un po’ superba e non troppo simpatica; diventata, oggi, una donnetta sconfitta – fino alla prossima vittoria che renderà gli italiani tanto fieri di lei, ovviamente – che merita qualunque epiteto negativo si possa rivolgere a un essere umano donna.
Per chi non segue il circo mediatico, invece, la Pellegrini è una campionessa del nuoto, non particolarmente modesta che – come capita a chiunque nella vita – ha perso una sfida. Ma è soprattutto l’ennesima vittima di una mentalità incivile e profondamente retrograda; la stessa che “innalza i suoi campioni soltanto per pregustarne la caduta”.




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