Festival Figiurà: incontro con Michela Murgia

Michela Murgia al Festival Figiurà

Attraverso un dialogo con Rita Marras, titolare della Libreria Odradek, ha ripercorso i punti salienti del suo pamphlet «politico più che teologico», come lei stessa afferma, regalando ai numerosi presenti aneddoti e spunti di riflessione conditi di ironia e umorismo.
Dalla lucida analisi sul ruolo della donna nella società e nella politica, al tema della raffigurazione della morte femminile, sapientemente trattato nel primo capitolo del libro: “con la morte la donna non è mai in un rapporto di protagonismo, ma sempre in quello di passiva conseguenza”. E cita l’esempio di Sandra Mondaini, morta – secondo i mass media – stroncata dal dolore per la perdita del marito. Sorte toccata anni addietro anche all’attrice Giulietta Masina, deceduta – sempre secondo i media – non perché da tempo malata di tumore, ma perché incapace di sopravvivere a Federico Fellini. «Per gli uomini esiste l’oncologia, per le donne la stroncologia», afferma – tra le risate del pubblico – la scrittrice.

michela murgia

Donne, dunque, non “protagoniste” ma “comparse” della propria morte. Come Maria, alla quale la rappresentazione della morte è stata addirittura negata: “Laddove Cristo ancora oggi muore simbolicamente mille volte al giorno su tutti i muri delle nostre scuole, nell’intimità delle nostre case di credenti, dietro i banchi dei tribunali e sui petti siliconati delle soubrette, la morte di Maria è stata cancellata e sottratta alla rappresentazione, cristallizzando per tutte le donne un modello divinizzato a cui nessuna può accostarsi con qualche speranza di identificazione.” – scrive la Murgia nel paragrafo intitolato ‘La bella addormentata nel cielo’ – “Una Madonna che non conosce la propria fine offre alle donne credenti un patto di mimesi insostenibile, perché stipulato con un soggetto simbolico dal corpo intangibile, sottratto al tempo e in definitiva privo di limite.” Ed è proprio questa mancata consapevolezza del limite, alimentata dall’assenza di un modello che invecchia – nei vangeli così come nei media o nelle pubblicità degradanti – “l’indizio dell’incapacità di fare pace con la morte” e la conseguente “maniacale manutenzione” a cui il corpo femminile viene sottoposto.

Affascina, Michela Murgia, per la sua straordinaria capacità di spaziare dalla politica al femminismo, dalla società alla “materia teologica”, raccontandola con semplicità, ironia e spirito critico, attraverso acute e appassionate riflessioni. Quella sulla rappresentazione di Dio nel corso dei secoli – ad esempio – uomo o animale, ma mai donna. E conclude la conversazione affermando: «se tutti non possono essere Dio, allora Dio non può essere per tutti».

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