Il canto del pastore di Filomena Cherchi

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Filomena Cherchi«Erano entrambe belle, di una bellezza diversa però, Minna e Lucia Derios. Minna, nonostante i suoi diciassette anni, di cui andava tanto fiera, sembrava ancora una bambina. […] Lucia era alta e snella senza esser magra; pallida un po’, di quel pallore lievemente dorato delle donne sarde […] Belle entrambe, le due giovani sorelle Derios, e le due diverse bellezze, così vicine, così unite si correggevano e si completavano.»

Intorno alla vita di Lucia – il cui destino risulterà sorprendentemente legato a quello dell’autrice – alla famiglia, alla terra, all’amore e alla figlia ruota Il canto del pastore di Filomena Cherchi; emblema di come un’adolescente con la licenza elementare, che non aveva mai lasciato il suo paese, era in grado di citare con estrema naturalezza l’Iliade, l’Odissea, poesie di Elizabeth Barrett Browning, arie della Bohéme; passare dai ’muttos’ in logudorese alle conversazioni in algherese, dalla narrazione ai dialoghi – senza tralasciare le emozionanti descrizioni dei paesaggi intrise di influenze deleddiane – con una padronanza della lingua italiana al limite del sconvolgente.

Scritto tra il 1914 e il 1915, quando la giovane autrice non aveva ancora compiuto diciotto anni; rimasto inedito fino al 2002 quando venne dato alle stampe grazie a un’iniziativa dell’amministrazione comunale del suo paese natale, Villanova Monteleone (SS).

Nonostante la giovane età, Filomena Cherchi scrisse numerosi racconti e novelle dimostrando straordinarie capacità letterarie e un’innata attitudine narrativa. Molti sostengono che se non fosse morta prematuramente (a soli diciannove anni), forse, la Sardegna avrebbe avuto nel novecento una nuova Grazia Deledda. È sicuramente fuor di dubbio che, a prescindere dalla piega che la sua carriera letteraria avrebbe potuto prendere, merita di essere letta e apprezzata in tutto il suo giovanissimo e sorprendente talento.



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